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07/10/2011
BioCord risponde a Licinio Contu: la conservazione autologa è una scelta razionale e ragionevole

In seguito alla pubblicazione da parte del presidente di ADOCES (Associazioni donatori cellule staminali) del Report 2011, BioCord, Associazione delle bio banche private insorge.

Il prof. Contu sostiene che la conservazione privata delle cellule staminali da sangue cordonale “manca di basi scientifiche ed è sostanzialmente inutile per i donatori” e fa riferimento un presunto aumento di casi di anemia plastica severa tra i bambini che hanno conservato privatamente le proprie cellule. Questo è “un urlo di dolore per la scienza” sostiene BioCord, argomentando con esempi medici documentati.

L’Associazione delle bio banche private, inoltre, sottolinea che “la conservazione privata del sangue cordonale a vantaggio della propria famiglia rappresenta una scelta razionale e ragionevole visto che il Ministero ne riconosce la validità scientifica, ma se ne fa carico economicamente e la consente in Italia solamente se la malattia è già stata diagnosticata prima della nascita. E se il bambino o un suo familiare si ammalano dopo?
Quanto alla asserita inutilità della conservazione privata, quindi, si evidenzia che le banche private conservano il sangue cordonale non solo per utilizzo sul bambino stesso (uso autologo) ma anche all’interno della famiglia (uso intrafamiliare). Proprio l’utilizzo intrafamiliare è il più frequente in ambito onco-ematologico, in particolare tra fratelli, per i quali esiste una probabilità di compatibilità totale del 25% e parziale del 39%.
Questa convinzione sembra d’altra parte condivisa dallo stesso Ministero della Salute italiano, visto che il Decreto Legislativo 18 Novembre 2009, nell’allegato 1, riporta un elenco di patologie (leucemie, linfomi, ma anche malattie del metabolismo, istiocitosi, emoglobinopatie) per le quali risulta “scientificamente fondato e clinicamente appropriato l’utilizzo di cellule staminali da sangue cordonale” e per le quali lo stesso Ministero autorizza la conservazione in Italia per uso privato in banche pubbliche “per uso dedicato al neonato con patologia in atto al momento della nascita o evidenziata in epoca prenatale, o per uso dedicato a consanguineo con patologia in atto al momento della raccolta o pregressa”.

“Ed è doveroso precisare - prosegue BioCord - che la conservazione del sangue donato dalle mamme italiane non è affatto ‘gratuita’ ma, al contrario, è retribuita con le tasse dei cittadini. Va infatti detto che il sistema delle banche pubbliche italiane prevede che ogni banca pubblica riceve circa 17.000 Euro dalla struttura che utilizza il campione. Quindi in sostanza le mamme donano il sangue cordonale ma le banche pubbliche il sangue lo vendono, sebbene a spese del servizio sanitario”.

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