Informazioni per la Gestante


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Farmaci per i quali non sono stati evidenziati effetti negativi sul feto:

  • alcuni antibiotici (amoxicillina, ampicillina, eritromicina)
  • integratori (acido folico, vitamine a basso dosaggio, ferro)
  • tocolitici (farmaci per ridurre le contrazioni uterine)
  • paracetamolo (antidolorifico e antifebbrile)
  • farmaci per migliorare la circolazione venosa
  • anestetici locali e alcuni anestetici generali
  • farmaci antiacidi ed alcuni farmaci antiulcera
  • farmaci antidiarroici
  • blandi lassativi
  • alcuni antinfiammatori ed antidolorifici
  • antispastici.

Farmaci con effetti dannosi (o sospetti) sul feto:

  • tranquillanti (il neonato può avere una sindrome da astinenza)
  • diuretici
  • alcuniantidolorofici
  • ansiolitici
  • alcuni antibiotici (cloramfenicolo, rifampicina etc.)
  • antidiabetici orali.

Farmaci potenzialmente teratogeni (da evitare nel primo trimestre):

  • alcuni antitumorali (malformazioni del Sistema nervoso centrale o degli arti)
  • ormoni androgeni (mascolinizzazione dei feti di sesso femminile)
  • alcuni antitiroidei (derivati imidazolici, iodio radioattivo e ioduri possono causare danni alla tiroide e gozzo fetale se usati dopo la 10a settimana.
  • alcuni espettoranti: contengono ioduri.
  • litio carbonato (malformazioni cardiache)
  • retinoidi e vitamina A (malformazioni del Sistema nervoso, orecchio e cuore). Questi farmaci possono essere dannosi fino ad un anno dall'ultima assunzione.
  • alcuni antibiotici (tetracicline: colorazione gialla dei denti; aminoglicosidi: danni al nervo acustico)
  • warfarin ed altri anticoagulanti orali della classe dei cumarinici (sindrome caratterizzata da difetti nasali, malformazioni del Sistema Nervoso Centrale, ritardo mentale ed iposviluppo fetale).
  • alcuni antiepilettici (acido valproico: spina bifida e dismorfismi facciali).


 

Il termine diabete mellito viene usato per designare un insieme di condizioni patologiche caratterizzate da iperglicemia. Questa può essere secondaria a difetto della secrezione di insulina, a difetto dell'azione ormonale o ad entrambi i meccanismi. Il diabete mellito complica il 3% circa di tutte le gravidanze. Nel 90% dei casi è di tipo gestazionale, nel 10% è preesistente alla gravidanza. Nelle prime settimane di gravidanza il metabolismo materno è influenzato dall'aumentata secrezione di estrogeni e progesterone. Questi ormoni determinano un aumento dei depositi di glicogeno ed una maggiore utilizzazione periferica del glucosio. Col progredire della gravidanza si fa più evidente l'azione metabolica ormonale: l'incremento del lattogeno placentare, della prolattina e del cortisolodeterminano una ridotta tolleranza al glucosio, resistenza all'insulina, ridotta glicogenogenesi ed incremento della neoglucogenesi.

Diabete mellito gestazionale
Si definisce diabete mellito gestazionale qualsiasi forma di intolleranza glucidica che venga riconosciuta o si manifesti in gravidanza. La ricerca del diabete mellito gestazionale dovrebbe essere eseguita in tutte le gravide tra la 24a e la 28a settimana. Requisiti che permettono di evitare lo screening sono l'età inferiore a 25 anni, il peso corporeo normale, l'anamnesi familiare negativa, l'appartenenza a gruppi etnici o razziali con bassa prevalenza di diabete. I test di screening più impiegati sono la minicurva da carico ed il test da carico di glucosio (vedi esami in gravidanza).
Se negativo, il test va ripetuto a 28-30 settimane di gestazione. Analogamente necessita di ripetizione, un test positivo a cui faccia seguito una curva glicemica normale. In caso di diabete mellito gestazionale la donna dovrà sottostare ad un adeguato trattamento dietetico e dovrà controllare regolarmente la glicemia. L'obiettivo è mantenere la glicemia a digiuno £ 105 mg/dl e quella due ore dopo il pasto £ 120 mg/dl. Se la glicemia eccede i suddetti valori si deve ricorrere alla terapia insulinica. Particolare attenzione deve essere posta alle pazienti in trattamento insulinico, ipertese o con pregressa mortalità perinatale.

Diabete preesistente alla gestazione
Il controllo della gravida diabetica deve essere attento e rigoroso già prima del concepimento. Bisogna valutare le eventuali complicanze della malattia diabetica (nefropatia, vasculopatiaed ipertensione) e ricorrere ad un'idonea terapia insulinica associandola ad un regime dietetico che consenta un soddisfacente controllo glicemico (£ 105 mg/dl a digiuno e £ 120 mg/dl 2 ore dopo i pasti). Un adeguato compenso glicemico si associa ad una riduzione della macrosomia e delle anomalie congenite.

Influenza della gravidanza sul diabete
Il primo trimestre di gravidanza è caratterizzato solitamente da un miglioramento del diabete con riduzione del fabbisogno insulinico. Dal secondo trimestre si verifica un aumento del fabbisogno insulinico, continuo e progressivo fino all'ultimo mese di gravidanza. La retinopatia può aggravarsi. La nefropatia difficilmente peggiora in gravidanza. Può associarsi ipertensione arteriosa. Vi è elevata incidenza di micosi e di infezioni delle vie urinarie.

Influenza del diabete sulla gravidanza
L'incidenza di malformazioni fetali nella gestante diabetica è del 6-10% (2-5% nella gestante non diabetica). La frequenza delle malformazioni è strettamente correlata allo stato glicemico, all'iperchetonemiaed alla presenza di radicali liberi. Le malformazioni fetali possono riguardare numerosi organi ed apparati. Le più frequenti sono le cardiopatie (difetti interventricolari ed interatriali, cardiomegalia, trasposizione dei grossi vasi), le malformazioni del sistema nervoso centrale (difetti del tubo neurale, microcefalia), dello scheletro, dei reni (agenesia, idronefrosi), dell'apparato gastrointestinale (atresia duodenale, atresia anorettale), del cordone ombelicale (arteria ombelicale singola), etc.

Macrosomia: si parla di macrosomia allorché il peso fetale alla nascita eccede i 4000 grammi o supera il 90° centile per l'epoca gestazionale. La macrosomia ha un'incidenza del 25% nelle gravide diabetiche. Se il diabete è complicato da vasculopatia e/o nefropatia vi può essere ritardo di crescita intrauterino. Polidramnios: il polidramnios è l'aumento di volume del liquido amniotico. Si verifica in una percentuale variabile dal 3 al 30% delle gravide diabetiche e può essere causa di parto pretermine.

Il parto pretermine presenta una frequenza del 13% nella gravida diabetica con polidramnios e del 6,1% nella gravida diabetica senza polidramnios. Aborto e natimortalità: uno scarso controllo del diabete in periodo preconcezionale e nei primi mesi di gravidanza si accompagna ad un tasso d'aborto quasi doppio rispetto a quello delle gravidanze non complicate da diabete. Ipertensione: l'incidenza varia dal 15 al 30% delle gravide diabetiche ed è più elevata nelle donne scompensate, vasculopatiche e nefropatiche.

Parto pretermine: complica il 30% delle gravidanze diabetiche. Le cause sono ascrivibili a scarso controllo glicemico, rottura prematura delle membrane, macrosomia fetale e polidramnios. Complicanze neonatali: ipoglicemia, prematurità, ritardo della maturità polmonare, ipocalcemia, iperbilirubinemia, poliglobulia, emorragia cerebrale, ipomagnesemia, asfissia e mortalità neonatale.


Sorveglianza della gestante diabetica
Controllo quotidiano e ripetuto della glicemia. Valutazione dell'emoglobina glicata (Hb1c). Controllo periodico degli indici metabolici (colesterolemia, trigliceridemia, chetonemia, QPE) e della funzionalità renale (azotemia, creatinemia, uricemia, esame urine, proteinuria delle 24 ore e clearance della creatinina). Controllo del peso. Controllo della dieta anche mediante l'eliminazione degli zuccheri semplici (marmellata, miele, dolciumi, bevande zuccherate) e di alcuni frutti (banane, uva, cachi, fichi) nonché l'assunzione di fibra alimentare in grado di modulare la glicemia basale e post-prandiale.

La dieta deve essere personalizzata in base alle abitudini del soggetto, all'attività fisica ed all'eventuale terapia. Le calorie giornaliere devono essere suddivise in tre pasti principali più 1-2 spuntini. Ogni pasto deve contenere la dose adeguata di carboidrati. In caso di sovrappeso è utile una dieta ipocalorica per controllare la glicemia, per ridurre eventualmente la terapia insulinica e migliorare la trigliceridemia. È tuttavia opportuno evitare diete sotto le 1200 calorie.

La valutazione ecografica consentirà:

  • la datazione della gestazione nel corso del primo trimestre
  • lo studio morfologico fetale
  • lo screening del rischio di gestosi mediante valutazione flussimetrica delle arterie uterine
  • lo studio del cuore fetale (ecocardiografia)
  • la valutazione della crescita fetale (rischio di macrosomia)
  • la valutazione del volume del liquido amniotico (rischio di polidramnios)
  • la verifica delle dimensioni della placenta (possibile iperplacentosi)
  • l'emodinamica feto-placentare (studio delle flussimetrie fetali)


A partire dalla 26a settimana di gestazione i controlli ecografici diverranno più frequenti (ogni 3-4 settimane). Dalla 34a settimana si eseguirà l'esame cardiotocografico.


Epoca e modalità del parto
Modalità ed epoca del parto si scelgono dopo un'attenta valutazione clinica che deve tener conto della biometria fetale, dei diametri del bacino materno, della qualità del controllo glicemico, della comparsa di complicanze e del benessere fetale. Previo controllo della maturità polmonare fetale, il parto sarà espletato a 38 settimane nelle gravide metabolicamente scompensate, in quelle affette da ipertensione oppure con feto macrosoma, con IUGR o con polidramnios. In caso di preeclampsia severa, di severa compromissione fetale e/o materna si ricorrerà al parto pretermine.

Se i controlli clinico-metabolici e strumentali danno risultati soddisfacenti si può attendere l'avvento del travaglio spontaneo. Poiché nel diabete gestazionale la macrosomia fetale è frequente (20%) è importante la previsione ecografica del peso. Il taglio cesareo è indicato allorquando il peso presunto è superiore a 4000 grammi. Se si opta per il parto spontaneo è necessario controllare spesso la glicemia durante il travaglio, in modo da mantenere un buon compenso glicemico.

 

La diagnosi prenatale invasiva è quella branca dell'ostetricia che si occupa di studiare le anomalie genetiche e le patologie fetali attraverso lo studio di cellule fetali. Gli esami invasivi vengono effettuati mediante l'introduzione di un ago sottile, che sotto guida ecografica continua, attraversa la parete addominale materna e raggiunge il compartimento feto-placentare per raccogliere campioni di liquido amniotico (amniocentesi) o di tessuti fetali (villocentesi, cordocentesi).

Le indicazioni all'esecuzione della diagnosi prenatale invasiva sono:

  • età materna avanzata (superiore a 35 anni)
  • storia familiare di bambini affetti da anomalie cromosomiche
  • genitori portatori di anomalie cromosomiche
  • indicazioni teratologiche (assunzione di farmaci, malattie infettive, radiazioni)
  • aborto spontaneo ricorrente
  • feto affetto da anomalia malformativa
  • anomalie biochimiche rilevate al duo test o al triplo test

La diagnosi prenatale invasiva presenta un rischio di aborto variabile in relazione alla metodica utilizzata e pertanto non è indicata nella paziente senza fattori di rischio. In questi casi si consiglia la ricerca dei segni indicativi di sospetto per cromosomopatia che sono rappresentati da:

  • studio ecografico della translucenzanucale alla 12a - 13a settimana
  • ricerca ecografica delle anomalie fetali alla 17a - 20a settimana
  • Duo test alla 12a - 13a settimana, dopo aver effettuato lo studio ecografico della traslucenzanucale
  • Tri test alla 15a - 18a settimana

L' amniocentesi si esegue tra la 16a e la 18a settimana di gestazione e presenta un rischio di aborto di circa 1/300. Mediante lo studio del cariotipo fetale consente la valutazione delle alterazioni numeriche e/o strutturali dei cromosomi che sono causa di malattia. Recentemente la sua applicazione si è estesa anche allo studio di malattie genetiche (fibrosi cistica, emofilia, distrofia miotonica, acondroplasia, X fragile, beta-talassemia, rene policistico dell'adulto, rene policistico infantile ed altre) e delle malattie infettive con capacità teratogena (toxoplasmosi, rosolia, varicella, citomegalovirus, etc.).

In mani esperte l'amniocentesi dura pochi minuti. Essa consiste nel prelievo ecoguidato di circa 20 ml di liquido amniotico che si riformerà dopo alcune ore. Prima di praticare l'amniocentesi è opportuno eseguire alcuni esami ematologici (emogruppo e fattore Rh, transaminasi, markersepatitici, complesso TORCH) ed eventualmente una profilassi con antibiotici. Dopo l'amniocentesi sarà consigliata una terapia medica ed un periodo di riposo.


La villocentesi si esegue intorno alla 12a settimana e presenta un maggior rischio di aborto (1/100). La pratica consiste nel prelevare un campione di tessuto placentare che viene studiato per l'esame del cariotipo o per la ricerca di malattie genetiche. Sono candidate le pazienti con storia familiare di malattie genetiche e quelle con feto con translucenzanucale ispessita.

La cordocentesi o funicolocentesiviene effettuata dalla 18a settimana di gestazione e consiste nel prelievo di sangue fetale da uno dei vasi del cordone ombelicale. Tale tecnica è gravata da un rischio di aborto di 1/100. Si esegue per diagnosticare patologie fetali acquisite in gravidanza (infezioni, anemia) ovvero per un cariotipo fetale tardivo. Necessaria è la sua esecuzione nei casi di mosaicismo.

Valutazione ecografica della TranslucenzaNucale
Ogni gravida ha un rischio che il proprio feto possa essere affetto da un'anomalia dei cromosomi. Le anomalie possono consistere in alterazioni del numero, della struttura o del contenuto del cromosoma stesso la cui espressione è la malattia genetica. Lo studio del cariotipo fetale (studio dei cromosomi) mediante tecniche invasive di amniocentesi, villocentesi e cordocentesi permette di individuare solo le anomalie del numero e della struttura del cromosoma ma non consente, se non in casi particolari e specificatamente richiesti, lo studio delle malattie genetiche. La più comune anomalia dei cromosomi associata a ritardo mentale, diagnosticabile con lo studio del cariotipo fetale, è la sindrome di Down o Trisomia 21. La frequenza media di questa condizione è 1:1000 nati vivi ma chiaramente la sua frequenza è più alta in quanto una parte dei feti affetti viene abortito. In Italia nascono circa 600.000 bambini ogni anno ed in Campania ne nascono circa 80.000; questo significa che in Italia nascono circa 600 bambini/anno affetti da sindrome di Down ed in Campania circa 80 bambini/anno. Circa la metà di questi bambini nasce da donne con un'età superiore a 35 anni. Infatti il rischio che una gravidanza possa essere complicata dalla sindrome di Down è in gran parte legato all'età materna ed aumenta con l'aumentare di questa. Per tale motivo si ritiene utile eseguire lo studio del cariotipo in quelle gestanti di età superiore a 35 anni alla nascita del proprio bambino. Le condizioni di rischio per le quali è indicato l'esame del cariotipo fetale sono già state elencate ma vorrei spendere qualche parola in più sui marcatori di sospetto, ecografici e biochimici.
Questi marcatori sono rappresentati da diversi segni ecografici e da esami biochimici eseguiti su sangue materno e sono rivolti alla popolazione a "basso rischio", rappresentata fondamentalmente da quelle gestanti con età inferiore ai 35 anni che non presentano altri fattori di rischio.
I marcatori ecografici sono rappresentati da segni riconoscibili nel primo trimestre di gravidanza (tra 11 settimane + 0 giorni e 13 settimane + 6 giorni, quando il CRL è compreso tra 45 mm ed 90 mm): la translucenzanucale, l'assenza dell'osso nasale, le anomalie velocimetriche del dotto venoso e da segni riconoscibili nel secondo trimestre quali l'ipoplasia dell'osso nasale, l'arteria ombelicale singola, l'iperecogenicità intestinale, la golf ball, la clinodattilia, la cisti dei plessi corioidei, la pielectasia, l'alterato rapporto tra il femore e/o l'omero trovato e quello ideale, etc.

La difficoltà nell'interpretare l'importanza di questi segni è dovuta al fatto che mentre alcuni di essi sono di più facile riconoscimento (es: cisti plessi corioidei), per altri vi è una valutazione estremamente soggettiva (es: intestino iperecogeno), per altri ancora il riconoscimento è difficilissimo (es: clinodattilia, assenza dell'osso nasale, anomalie del dotto venoso). Inoltre la letteratura si arricchisce continuamente di nuovi marcatori senza riuscire a definire con precisione quale è più valido e quale lo è meno. I test biochimici sono attualmente il Duo test (free b-HCG + PAPP-A) ed il Tri test (estriolo, AFP, beta-HCG). I test biochimici possono essere integrati in vario modo con i test ecografici. Comune denominatore nel calcolo del rischio per cromosomopatia è rappresentato dall'età materna. Infatti, qualsiasi sia la metodica utilizzata, questi marcatori vengono sempre integrati con il rischio legato all'età materna.

Ogni marcatore, sia ecografico che biochimico, presenta una propria precisione nel definire il rischio di cromosomopatia. Infatti, circa il 70% dei feti affetti da sindrome di Down viene sospettato per la presenza di un marcatore ecografico, biochimico o di entrambi. Per questo motivo è necessaria una corretta consulenza sull'opportunità di eseguire lo studio del cariotipo fetale anche in presenza di un solo marcatore. Infine, bisogna sottolineare che nessun marcatore, né ecografico, né biochimico, rappresenta una malformazione per cui, in assenza di altre anomalie fetali e di cromosomopatia il marcatore per se non ha significato patologico. E' opportuno, comunque, in questi casi effettuare ulteriori approfondimenti diagnostici quali l'ecocardiografia fetale (translucenzanucale aumentata, alterazione del dotto venoso, cisti dei plessi corioidei, arteria ombelicale singola, etc.), la consulenza genetica o di altro specialista (intestino iperecogeno, alterato rapporto femore e/o omero trovato e quello ideale, arteria ombelicale singola, pielectasia, etc.).

 

La gestosi, definita anche preeclampsia, è una seria complicazione della gravidanza caratterizzata dalla presenza di ipertensione arteriosa e proteinuria. A queste manifestazioni si associa, quasi costantemente, il difetto di crescita intrauterino del feto. Altri segni possono essere: rapido aumento delle transaminasi, dolore epigastrico, convulsioni (eclampsia), iperreflessia, cefalea severa, persistenti disturbi visivi (scotomi), disturbi della coagulazione (trombocitopenia, coagulazione intravascolare disseminata) ed emolisi. L'edema non è incluso tra i segni necessari per la diagnosi. Esso si verifica con uguale frequenza tra le donne con gravidanza fisiologica e tra quelle con preeclampsia, benché la comparsa rapida di edema generalizzato deve far sospettare la futura preeclampsia. Una precoce comparsa della patologia preeclamptica è causa di esiti sfavorevoli materni e fetali. La percentuale di mortalità perinatale è più alta nei feti di madri preeclamptiche. Questi decessi possono essere il risultato di una morte intrauterina per insufficienza placentare e/o distacco di placenta. L'incidenza della preeclampsiaviene stimata tra il 10% ed il 20% nelle primigravide. Il rischio di ricorrenza della preeclampsia è compreso tra il 7,5% ed il 29%.

Fattori di rischio
L'età, la familiarità, le patologie mediche preesistenti (ipertensione, diabete, malattie tiroidee, ipercolesterolemia familiare), l'obesità pregravidica, la primiparità, la gemellarità, l'idrope fetale sono fattori di rischio per la gestosi.

  • Età: le donne di età superiore a 35 anni presentano un'incidenza di gestosi superiore di circa 3 volte a quella delle donne giovani.
  • Storia familiare: L'incidenza di preeclampsia è 4 volte più alta nelle sorelle di donne che hanno avuto la preeclampsia.
  • Cattiva placentazione: il riscontro flussimetrico di elevate resistenze e/o di ridotta elasticità dei vasi uterini è indice di cattiva funzione placentare e quindi di aumentato rischio di gestosi.
  • Ipertensione: il riscontro di pressione arteriosa elevata prima della 20a settimana di gestazione è stato associato al successivo sviluppo di preeclampsia.
  • Diabete: il diabete aumenta del 10% il rischio di preeclampsia.
  • Malattie renali: la patologia renale preesistente aumenta l'incidenza di ipertensione fino al 48% nel 3° trimestre di gestazione. Anche l'infezione delle vie urinarie in gravidanza aumenta di 1,5 volte il rischio di preeclampsia.
  • Cause immunologiche e coagulopatie: l'iperomocistinemia, il deficit della proteina S, della proteina C, la sindrome da anticorpi antifosfolipidi aumentano il rischio di preeclampsia. Le pazienti eterozigoti per anemia drepanocitica presentano un rischio di preeclampsia tre volte più elevato.
  • Primiparità: la relazione tra primiparità ed eclampsia suggerisce l'esistenza di un meccanismo immunologico che rende unica la prima placentazione. Alcuni Autori hanno suggerito l'esistenza di un meccanismo protettivo nei confronti degli antigeni paterni nelle gravidanze successive.
  • Gemellarità: la gemellarità aumenta il rischio di gestosi di oltre tre volte. Il rischio aumenta con l'aumentare del numero di gemelli.

Conseguenze materne, fetali e neonatali
In relazione alla gravità dello stato patologico la gestosi può determinare scarse complicazioni o causarne di gravi o gravissime, compromettendo in maniera definitiva lo stato di salute della gestante e del feto. Tra le complicazioni il ritardo di crescita intrauterino, la morte intrauterina del feto, le condizioni patologiche materne secondarie all'ipertensione arteriosa ed al coinvolgimento multiorgano caratteristico delle forme più aggressive. La gestosi determina aumento della morbilità e della mortalità materna, fetale e neonatale ed aumento della frequenza del parto prematuro mediante taglio cesareo.

Controllo e terapia
La pressione arteriosa deve essere rilevata ogni giorno, l'esame di urina deve essere effettuato ogni settimana mentre gli esami del sangue (bilirubina, transaminasi, PT, PTT, fibrinogeno, piastrine, acido urico, etc.) devono essere eseguiti ogni 20 giorni. Il monitoraggio ecografico e flussimetricodeve essere frequente (ogni 2 - 4 settimane). Bisognerà controllare adeguatamente l'eventuale malattia favorente la gestosi. La gestante dovrà evitare l'eccessivo incremento ponderale attuando un regime dietetico povero di grassi e prevalentemente proteico. Saranno banditi i dolci, le fritture, i cibi conditi, le bevande gassate ed alcoliche. Sarà prudente eliminare il fumo di sigaretta.

Il riposo è una misura utile. E' consentito effettuare quotidianamente una breve passeggiata (20-30 minuti). Le opzioni terapeutiche in caso di preeclampsia sono tuttora oggetto di acceso dibattito e variano in relazione alla gravità della sintomatologia clinica ed all'eventuale patologia materna preesistente alla gravidanza. La scelta dei farmaci è di esclusiva competenza medica. Il discuterne va oltre le finalità di questa pagina. Inoltre, alcune misure terapeutiche usate nella pratica, sebbene considerate poco efficaci alla luce della medicina basata sull'evidenza, riflettono l'esperienza personale del medico curante.

 

Gli esercizi che riporto di seguito hanno lo scopo di preparare fisicamente e psicologicamente al parto. Le consapevolezza ed il dominio della paura e del dolore daranno maggiore forza durante il travaglio ed un enorme senso di gioia al momento della nascita del proprio bambino.


Esercizio 1
State completamente rilassate e abbandonate sul dorso. Appoggiate la nuca su un cuscino. Tenete le braccia lungo i fianchi, staccate dal corpo. Divaricate le gambe tenendole appena piegate (ponete un cuscino sotto le ginocchia, fig. 1). Ottenuto il rilassamento iniziate la respirazione, prima addominale poi toracica (impegnando cioè prima i muscoli addominali, quindi il torace). L'esercizio è eseguibile anche ponendosi come in (fig. 2).

Esercizio 2
Appoggiate la guancia destra su un cuscino. Piegate il braccio destro "a squadra" portandolo verso l'esterno. Distendete la gamba destra e ponete la sinistra a squadra come in figura. Ottenuto il rilassamento iniziate la respirazione, prima addominale poi toracica. Ripetete l'esercizio 8-10 volte. 


 
Esercizio 3
State sul dorso. Piegate (a squadra) le gambe unite, tenendo le braccia vicino al corpo (fig. 3). Lasciate "cadere" le ginocchia su un lato, facendo flessuosamente perno sulla schiena. Respirate lentamente mentre spostate le ginocchia. L'esercizio va ripetuto un paio di volte, alternando il fianco (fig. 4).


 
Esercizio 4
State sul dorso. Piegate le gambe unite avvicinandole al corpo e facendo leva sui piedi (fig. 5). Spostate il peso del corpo dall'osso sacro al coccige e, successivamente, dall'osso sacro alle vertebre lombari (fig. 6). Ripetete l'esercizio descritto 8-10 volte.
 


Esercizio 5
State rilassate sul dorso con le gambe leggermente divaricate e piegate "a squadra" le ginocchia (verso l'alto, fig. 7). Quindi abbandonate completamente all'infuori prima un ginocchio poi l'altro, dondolandovi leggermente sull'osso sacro. L'articolazione del fianco che si piega deve rimanere perfettamente rilassata. Si raccomanda sempre di respirare molto lentamente. Durante questo esercizio si possono anche congiungere le piante dei piedi, oppure distendere una gamba e portare la pianta del piede dell'altra gamba all'altezza del ginocchio della prima (fig. 8). Tale posizione va alternata da un fianco all'altro. Ripetete l'esercizio descritto 8-10 volte.

Esercizio 6
State rilassate sul dorso, le gambe leggermente divaricate. Sollevate la gamba destra (fig. 9) ben tesa, fino a formare un angolo retto. Quindi eseguite un quarto di cerchio verso sinistra, fino a toccare il suolo con il piede (fig. 10). Non staccate mai le spalle da terra. Riportate quindi la gamba verso il centro e lasciatela scendere lentamente. Respirate sempre lentamente in pieno rilassamento e ripetete l'esercizio con l'altra gamba. Ripetete l'esercizio descritto 8-10 volte.

Esercizio 7
State sul dorso. Sollevate la gamba destra tesa, possibilmente fino a formare un angolo retto (fig. 11), quindi riabbassatela lentamente. Ripetete con la gamba sinistra. Fate compiere una rotazione all'articolazione del piede della gamba sollevata, prima verso l'esterno poi verso l'interno. Ripetete l'esercizio 8-10 volte.


 
Esercizio 8
Poggiatevi sulle ginocchia e sulle palme delle mani distese (fig. 12). Tenete le braccia diritte; formate con la testa, la nuca, la schiena un'unica linea. Incurvate "a gatto" la testa e la schiena (fig. 13). Ripetete l'esercizio 8-10 volte.


 
Esercizio 9
State sul dorso. Sollevate la gamba destra tesa, possibilmente fino a formare un angolo retto (fig. 11), quindi riabbassatela lentamente. Ripetete con la gamba sinistra. Fate compiere una rotazione all'articolazione del piede della gamba sollevata, prima verso l'esterno poi verso l'interno. Ripetete l'esercizio 8-10 volte.

Esercizio per alleviare il dolore lombare
Poggiatevi sulle ginocchia e sulle palme delle mani distese (fig. 12).Tenete le braccia diritte; formate con la testa, la nuca, la schiena un'unica linea. Incurvate "a gatto" la testa e la schiena (fig. 13). Ripetete l'esercizio 8-10 volte.

Esercizi per migliorare la postura
Studiati per rinforzare la muscolatura della colonna vertebrale e per cercare di conservare una fisiologica lordosi lombare ed una corretta postura.

Esercizio 1
Posizione supina, ginocchia flesse, piante dei piedi a terra, mani alla nuca. Sollevate lentamente il busto verso le ginocchia. Mantenete tale posizione per 3 secondi e ritornate nella posizione di partenza rilassandovi. Ripetete 12 volte.

Esercizio 2
Posizione supina, braccia lungo i fianchi lievemente aperte. Inarcate dolcemente il rachide lombare tenendo perfettamente adesi al pavimento i glutei e le spalle. Poi fate aderire il tratto lombare al pavimento, mantenendo la posizione per 5 secondi. Ripetete 10 volte.

Esercizio 3
In piedi, appoggiate ad una parete liscia. Fate aderire tutta la colonna vertebrale alla parete e, flettendo le ginocchia, scivolate sulla parete senza staccare la colonna vertebrale. Risalite estendendo le ginocchia sempre senza staccare la colonna dalla parete. Ripetete 4 volte.

Esercizio 4
In piedi, ginocchia lievemente flesse. Contraete i muscoli glutei spingendo il bacino in avanti. Poi rilasciate la contrazione fino a portare le vertebre alla fisiologica lordosi. Ripetete 24 volte.

Esercizio per il pavimento pelvico
In ginocchio, in appoggio sui gomiti, contraete vagina ed ano per almeno 5 secondi e poi rilassate la muscolatura il più possibile. Ripetete 12 volte. Questo esercizio è indicato anche dopo il parto.

Esercizi per migliorare il tono dei muscoli pettorali (seno)

Esercizio 1
State sedute. Ponete le mani davanti al seno con un palmo rivolto verso l'altro (le dita flesse di una mano dovranno toccare il polso dell'altra mano). Eseguite un movimento di pressione del palmo contro l'altro (un movimento tipo schiaccianoci) per 5 secondi e poi rilassate. Ripetete 20 volte.

Esercizio 2
State sedute. Ponete le mani giunte con le dita incrociate davanti al seno e tirate verso l'esterno per 5 secondi, poi rilassate. Ripetete 20 volte.

 

Non esiste accordo unanime sugli esami da eseguire in gravidanza e sulla frequenza con cui ripeterli. Inoltre, alcuni parametri si modificano fisiologicamente in gravidanza, ragion per cui il referto degli esami di laboratorio deve essere sempre valutato dal ginecologo. Vi elenco di seguito gli esami che si eseguono comunemente nella gravidanza fisiologica. E' possibile che nell'elenco troviate alcuni esami che non avete fatto o viceversa non troviate quelli che avete effettuato. Considerate che alcuni accertamenti specialistici vengono richiesti solo in casi particolari.


Test di gravidanza
Se avete qualche giorno di ritardo fate il test di gravidanza anche di vostra iniziativa. Potete farlo in laboratorio o in casa, utilizzando il test in vendita in farmacia. I test sulle urine (gravindex) sono molto sensibili ed hanno un indice di previsione superiore al 95%. Nei casi dubbi, può essere utile dosare la b-hCG direttamente sul sangue.


 

Esame dell'urina
L'esame completo dell'urina è un test semplice e di basso costo.
Se il pH è elevato, se i nitriti sono positivi e vi sono batteri e leucociti in grossa quantità è probabile un'infezione delle vie urinarie. Per confermare il sospetto si esegue l'urinocoltura con antibiogramma. L'urinocoltura si deve effettuare anche in presenza di sintomi come bruciore e necessità frequente di urinare. Spesso nell'urina sono presenti batteri provenienti dalla vagina o dal retto e questo non è un segno d'infezione.
La presenza di una piccola quantità di proteine nell'urina (albuminuria) è un fenomeno frequente in gravidanza e non indica necessariamente uno stato patologico. Una proteinuria elevata può essere indicativa di insufficienza renale o di gestosi.
Il glucosio dovrebbe essere assente nell'urina; la sua presenza (glicosuria) può essere il primo segno di un diabete latente. Tuttavia, in gravidanza è possibile che i reni divengano più permeabili al glucosio senza che vi sia alcuna malattia. L'esame dell'urina deve essere ripetuto tutti i mesi e, nell'ultimo mese di gravidanza, anche tutte le settimane.


Esami ematologici
Il prelievo di sangue si esegue al mattino, a digiuno. Se siete facilmente impressionabili e pensate di svenire durante il prelievo, avvisate il medico che vi farà sdraiare. Gli esami da eseguire in gravidanza sono:

  • Gruppo sanguigno e fattore Rh
  • Emocromo
  • Azotemia, Glicemia, Creatininemia, Uricemia, Sideremia
  • Transaminasi, gammaGT, Bilirubinemia
  • Elettroforesi dell'emoglobina, Emoglobina glicata
  • Test di Coombs indiretto
  • PT, PTT, Fibrinogeno, Antitrombina III
  • Complesso TORCH, VDRL o TPHA, Markers epatite B-C, HIV.


Gruppo sanguigno e fattore Rh
E' necessario richiederlo all'inizio della gravidanza ad entrambi i futuri genitori.


Test di Coombs indiretto
Deve essere praticato mensilmente alle gestanti Rh negativo il cui partner è Rh positivo, alle gestanti che sono state sottoposte ad emotrasfusione, etc. Serve ad identificare ed a dosare eventuali anticorpi materni contro i globuli rossi fetali che potrebbero formarsi in caso di incompatibilità nell'ambito del fattore Rh.
Che cos'è l'incompatibilità materno-fetale nell'ambito del fattore Rh? Se la gestante è Rh negativo ed il padre è Rh positivo, anche il feto potrebbe essere Rh positivo; Il diverso fattore Rh materno e fetale può determinare un'incompatibilità nell'ambito del fattore Rh tra madre e feto con produzione di anticorpi contro i globuli rossi fetali. Questi anticorpi sono in grado di attraversare la placenta e di legarsi ai globuli rossi fetali causando in questo modo un'anemia severa con conseguenze molto gravi.


Emocromo completo
Rileva la quantità e le caratteristiche dei globuli rossi, dei globuli bianchi e delle piastrine. 
L'emocromo della gestante, soprattutto quello eseguito nel corso del secondo e del terzo trimestre di gravidanza, presenta valori diversi rispetto a quelli extra-gravidici. Per il fisiologico aumento del volume plasmatico il sangue si diluisce, cosicché il rapporto fra globuli rossi e parte liquida del sangue (ematocrito) diminuisce. L'anemia in gravidanza viene definita come una concentrazione di emoglobina inferiore a 10 mg/dl.
I globuli bianchi aumentano fisiologicamente durante la gestazione. 
Se l'emocromo è normale, è utile ripeterlo 3 volte nel corso della gravidanza.


Elettroforesi delle emoglobine
Serve per valutare se la gestante è portatrice di anemia mediterranea (b-talassemia) o di altre emoglobinopatie. Dovrebbe essere praticata, in epoca preconcezionale, ad entrambi i coniugi. 


Glicemia
Misura la quantità di glucosio nel sangue. Se è normale, l'esame deve essere ripetuto almeno 3 volte nel corso della gravidanza. E' l'unico esame che richiede il digiuno. La minicurva glicemica è indicata in caso di: glicemia al limite superiore della norma, sovrappeso e/o aumento ponderale eccessivo, precedenti neonati con macrosomia, glicosuria, familiarità diabetica. Si dosa la glicemia a digiuno ed un'ora dopo aver bevuto una miscela di acqua con 50 grammi di glucosio. Il valore massimo normale è 140 mg/dl. Alcuni medici richiedono sempre la minicurva al 7° mese.  La curva glicemica da carico orale è consigliabile se il valore della minicurva è alterato. Si dosa la glicemia a digiuno, quindi ogni ora per 3 ore. Il carico si effettua con la somministrazione orale di 100 grammi di glucosio. Il valore normale deve essere inferiore a 110 mg/dl a digiuno, a 190 mg/dl dopo 1 ora, a 165 mg/dl dopo 2 ore ed a 145 mg/dl dopo 3 ore. Una curva glicemica da carico anormale indica la presenza di diabete mellito.

VDRL e TPHA
Sono esami sierologici che evidenziano l'infezione da sifilide. Una positività della VDRL può essere riscontrata anche in pazienti con anticorpi anticardiolipina.

Markersepatitici
Possono indicare la condizione di immunità al virus dell'epatite A e/o B oppure lo stato di portatore sano di epatite B e/o C. Se la gestante è portatrice sana del virus epatitico B, cioè è HbsAg positiva, al neonato verranno somministrate le immunoglobuline specifiche subito dopo la nascita. Se la gravida è HCV+, cioè presenta gli anticorpi contro il virus epatitico C, è opportuno ricercare il genoma del virus (HCV RNA), per vedere se oltre agli anticorpi c'è anche il virus. In caso di risultato positivo esiste il pericolo di contagio al feto, anche se con frequenza piuttosto bassa. Se il neonato non viene allattato al seno il rischio di contagio è inferiore. Non vi è accordo tra i pediatri sull'opportunità di sconsigliare l'allattamento al seno alle donne HCV+.

Complesso T.O.R.C.H
Questo acronimo sta per Toxoplasmosi - Others (altri virus) - Rosolia - Citomegalovirus - Herpes Virus. Il Toxo test rileva la presenza di anticorpi contro il toxoplasma gondii. La presenza di anticorpi di tipo IgG, con IgM negative, indica che la donna è immune. L'immunità per la toxoplasmosi permane tutta la vita. Se il test è negativo (IgGedIgM assenti), bisogna ripetere la ricerca degli anticorpi IgM ogni 4-6 settimane fino al termine della gravidanza e seguire le norme di prevenzione. Se il test è positivo (IgGedIgM presenti) vuol dire che l'infezione è recente e bisogna monitorare le IgA, le IgG e le IgM per cercare di datarla ed eventualmente assumere l'antibiotico specifico. Il Rubeo test rileva la presenza di anticorpi contro la rosolia. Il 90% delle donne in età riproduttiva è immune e l'immunità per la rosolia permane tutta la vita. Se il test risulta negativo l'esame va ripetuto ogni 4-6 settimane fino al IV mese, dopodiché la possibilità che il virus possa causare danni fetali è praticamente nulla. Il CMV test rileva la presenza nel sangue di anticorpi contro il citomegalovirus. La presenza di anticorpi indica uno stato di immunità, l'assenza degli anticorpi indica che non c'è stata infezione. Se la donna è immune il test non si ripete più, mentre si ripete ogni 4-6 settimane se non c'è immunità E' importante sottolineare che non c'è accordo sull'opportunità di eseguire test seriati per la rosolia e per il citomegalovirus nella gestante non immune perché non vi sono misure preventive o terapeutiche per evitare il passaggio del virus al feto. Per la malattia da citomegalovirus l'immunità non è permanente. La reinfezione può verificarsi in circa l'un per cento delle donne. L'Herpes test rileva gli anticorpi per i virus erpetici di tipo 1 (colpisce le labbra) e di tipo 2 (colpisce i genitali).

HIV
l test ricerca gli anticorpi contro il virus dell'AIDS. E' ormai prassi comune richiedere l'anti-HIV in gravidanza, perché eseguendo un'adeguata profilassi farmacologica ed evitando l'allattamento al seno, il rischio di contagio per il feto si abbassa moltissimo (non più del 5% contro il 15-20% senza queste precauzioni).

  • Ecografia e Flussimetria sono le metodiche utilizzate per valutare il benessere embrionale e fetale, per individuare le malformazioni fetali, per valutare il rischio di gestosi, etc. (vedi ecografia). Le ecografie fondamentali in corso di gravidanza fisiologica sono:
  • 11a - 13a settimana (translucenzanucale, screening cromosomopatia)
  • 19a - 24a settimana (studio delle malformazioni fetali, screening di cromosomopatia, flussimetria per rischio gestosi)
  • 28a - 34a settimana (crescita e sviluppo fetale, studio delle malformazioni fetali, flussimetria fetale)
  • termine di gestazione (peso, flussimetria, giro di cordone al collo)

Cardiotocografia
Nella gravidanza fisiologica si esegue dalla 37a settimana di gestazione per valutare il benessere fetale e la presenza di contrazioni uterine.

Pap test
Esame di facile esecuzione e senza rischio per il feto che va effettuato all'inizio della gestazione se il precedente ha più di due anni.

Tampone vaginale
In alcuni casi viene richiesto durante l'ultimo mese di gravidanza per l'individuazione dello streptococco b-emolitico di gruppo B. Si tratta di un microbo che potrebbe infettare il bambino durante il parto causando infezioni neonatali che, sebbene raramente, possono essere molto gravi. Non tutti i ginecologi sono d'accordo nel richiederlo, data la bassissima percentuale di infezioni neonatali da streptococco b-emolitico di gruppo B nel nostro Paese.

Durante l'ultimo mese di gravidanza può essere opportuno eseguire alcuni esami utili ai fini di un'eventuale anestesia come: emocromo, piastrine, elettroliti, fibrinogeno, PT, PTT, CPK, colinesterasi, transaminasi, bilirubina, elettrocardiogramma.

Di seguito è riportato l'elenco degli esami in gravidanza per il SSN.

In epoca preconcezionale:
Pap-test, Emocromo, Gruppo sanguigno, TORCH, Elettroforesi dell'emoglobina, VDRL o TPHA, HIV. Sono anche utili: azotemia, creatinemia, GOT e GPT, fibrinogeno, PT, PTT, sideremia, glicemia, markers epatite B-C, visita cardiologica.

All'inizio della gravidanza e comunque entro la 13a settimana:
Gruppo sanguigno e fattore Rh, Emocromo, Elettroforesi dell'emoglobina, Sideremia, Test di Coombs indiretto, Glicemia, Emoglobina glicosilata (rischio per diabete), Azotemia, Creatininemia, GOT, GPT, Bilirubina, TORCH, VDRL o TPHA, Markers epatite B-C, HIV, Esame urine.

Al quarto mese: Esame urine, a-fetoproteina, Tri-test.
Al quinto mese: Emocromo e piastrine, Toxo test, Esame urine.
Al sesto mese: Esame urine.
Al settimo mese: Emocromo, Creatininemia, QPE, Esame urine.
All'ottavo mese: Emocromo, Sideremia, Tampone vaginale, Esame urine.
Al nono mese: Emocromo, Creatininemia, Colinesterasi, Toxo test, esame urine, visita cardiologica.

La paziente con gestosi o la gravida ipertesa deve eseguire inoltre: Clearance della creatinina, Uricemia, Proteinuria delle 24 ore, Urinocoltura, FDP, Elettroliti sierici ed urinari, Anticorpi anticardiolipina, Lupus anticoagulante.

 

La gravidanza è un momento fisiologico della vita della donna, nel corso del quale l'organismo va incontro a notevoli modificazioni in tutti suoi apparati. Pertanto la gravidanza può causare una serie di disturbi, più o meno marcati, che possono turbare la tranquillità della donna. Inoltre, non bisogna dimenticare le problematiche psicologiche che la gravidanza induce nella donna, sia per le modifiche fisiche e sociali che per la paura delle anomalie fetali.


Nausea e vomito
Nel primo trimestre di gravidanza molte donne sono disturbate da frequenti episodi di nausea e talora vomito, specialmente al mattino. Ciò comporta spesso una riduzione dell'alimentazione, con conseguente calo di peso. Tali disturbi sono spesso stimolati da odori di sostanze non solo alimentari. 
Nella maggior parte dei casi non è necessario alcun trattamento farmacologico ma sono sufficienti piccoli accorgimenti. Si consiglia di evitare l'esposizione a odori intensi e/o fastidiosi, consumare pasti piccoli e frequenti, facili da digerire ed evitare l'ingestione abbondante di liquidi. Quasi sempre queste misure sono sufficienti a dominare i sintomi. Nei casi severi, il vomito ripetuto e la mancata alimentazione possono compromettere il benessere della donna e richiedono il ricovero per somministrare liquidi per via endovenosa e per monitorare le condizioni cliniche generali.

L'aumento di peso
L'aumento del peso corporeo è un fenomeno praticamente obbligatorio in gravidanza, determinato non solo dal peso del feto, della placenta, del liquido amniotico e dell'utero (che in totale arrivano a circa 6 chilogrammi), ma anche dalla ritenzione di liquidi e dalla deposizione di grassi nei tessuti, per la particolare situazione ormonale della gestazione. L'incremento ponderale inizia sin dalle prime fasi di gestazione, quando il feto pesa pochi grammi. Non sempre l'aumento è graduale ma può essere più accentuato in certi periodi rispetto ad altri. Ad esempio, nelle donne che hanno nausea e vomito nel primo trimestre il peso non aumenta in quel periodo o, addirittura, diminuisce. Con il cessare della nausea ci può essere un incremento ponderale anche di 3-4 chili in un mese. E' consigliabile non superare i 12 chilogrammi di aumento ponderale a termine di gravidanza, perché si è visto che un eccessivo incremento del peso favorisce la comparsa di disturbi e complicazioni come la gestosi, il diabete ed il parto pretermine. La gestante che sta ingrassando troppo deve eliminare i dolci e ridurre farinacei e grassi.


Apparato cardiocircolatorio
E' buona norma praticare una visita cardiologica all'inizio della gestazione. Durante la gravidanza il cuore va incontro ad un aumento costante del suo lavoro, sia per l'incremento del volume del sangue circolante, sia per l'innalzamento della frequenza cardiaca. E' facile avvertire palpitazioni ed affaticamento. Compaiono inoltre alcune tipiche alterazioni elettrocardiografiche.
La pressione arteriosa subisce una modica riduzione che si accentua in posizione supina.
Un lieve incremento della pressione arteriosa può essere normale nelle ultime settimane di gestazione. 
Nel terzo trimestre la posizione supina è sconsigliata poiché l'utero gravido può comprimere la vena cava e l'aorta, determinando veri e propri collassi (sindrome da ipotensione supina) che si risolvono spostandosi sul fianco sinistro (posizione consigliata). Sono da considerare normali i valori di pressione massima (sistolica) fino a 140 mmHg e di pressione minima (diastolica) fino a 90 mmHg. 
In gravidanza è buona norma controllare la pressione arteriosa ogni 7 - 10 giorni. Le varici degli arti inferiori si verificano frequentemente nelle persone con familiarità per questa patologia. Concorrono al manifestarsi delle varici l'azione ormonale del progesterone e l'abitudine (o la necessità per lavoro) di mantenere la stazione eretta per lungo tempo. Per le varici degli arti inferiori è consigliato l'uso di calze elastiche ed il riposo con le gambe leggermente sollevate rispetto al piano del letto. Anche le emorroidi si manifestano frequentemente in gravidanza. Ciò dipende dall' azione del progesterone sulle pareti venose e dalla frequente tendenza alla stipsi. 
Il volume del sangue aumenta di circa 1200 - 1900 ml, sia per l'incremento della porzione plasmatica che per quello dei globuli rossi. La parte plasmatica cresce maggiormente rispetto ai globuli rossi cosicché il rapporto globuli rossi/plasma diminuisce (emodiluizione); questo stato è impropriamente definito "anemia fisiologica della gravidanza".


Apparato renale e vie urinarie
In gravidanza il filtrato renale aumenta e si può verificare perdita di glucosio (glicosuria), di aminoacidi, di vitamine, di farmaci e di globuli rossi con le urine. La situazione ormonale e l'aumento di volume dell'utero determinano una dilatazione degli ureteri che può simulare una colica renale.
Inoltre, sempre per l'incremento volumetrico dell'utero, la gestante ha necessità di svuotare più frequentemente la vescica, specialmente di notte.


Apparato respiratorio
In gravidanza aumenta il consumo di ossigeno. Per questo motivo e per il ridotto abbassamento del diaframma nel terzo trimestre di gravidanza si può essere manifestare una lieve dispnea. 


Apparato digerente
In gravidanza aumentano la fame e la sete e può insorgere una predilezione o un'avversione per alcuni cibi e odori.
Le gengive facilmente sanguinano e si formano piccole escrescenze che regrediscono spontaneamente dopo il parto. Vi è aumento della salivazione. Vi può essere reflusso gastro-esofageo. Questo determina una fastidiosa sensazione di rigurgito acido e bruciore gastrico. Per prevenire la comparsa di tale disturbo è consigliabile non sdraiarsi subito dopo il pasto. All'occorrenza l'uso di farmaci antiacidi può procurare sollievo. Il rallentamento del transito intestinale comporta una digestione più lenta e l'insorgenza o l'accentuazione della stipsi. 


L'addome
Nel corso della gravidanza l'utero aumenta di circa mille volte il suo volume. Normalmente esso è lungo circa 7 cm; al terzo mese diventa 9 cm, al quinto 20 cm, al settimo 28 cm ed al nono 33 cm. E' proprio lo sviluppo dell'utero che determina la tipica silhouette delle donne in "dolce attesa". 

I genitali esterni
Il maggiore afflusso di sangue a livello pelvico determina una colorazione bluastra delle mucose genitali, un aumento delle secrezioni vaginali ed una dilatazione delle vene emorroidarie. La vagina e la vulva sono più grandi e morbide.


Le mammelle
Le mammelle aumentano di volume con conseguente tensione mammaria, spesso fastidiosa e talora dolorosa. I capezzoli diventano più grossi e scuri e compaiono piccoli rilievi. In molti casi, già dal 3º mese, può comparire una secrezione lattescente che persiste fino al parto. Tale segno è la conseguenza della preparazione della mammella all'allattamento.


La cute
In molte donne, soprattutto in quelle con capelli neri, dal quarto mese di gestazione, compaiono zone di pigmentazione scura della cute (cloasma gravidico) soprattutto sulla fronte, sugli zigomi e sul naso. Sull'addome, al posto della linea alba, compare una linea scura che va dal pube all'ombelico (linea nigra) e che scompare dopo il parto. 
In gravidanza vi è una crescita maggiore di unghie e capelli.


Sistema nervoso
Nel primo trimestre sono frequenti l'ansia e la depressione, con una sorta di amore/rifiuto nei confronti del bambino. Questi sentimenti si attenuano nel periodo centrale della gravidanza per poi ricomparire alla fine per le paure legate al parto ed alla verifica dello stato di salute del feto.


Lombalgia (mal di schiena)
L'aumento di volume dell'utero può determinare un'accentuazione della lordosi lombare che può comportare un aumento di lavoro della muscolatura lombare e conseguente comparsa di una fastidiosa lombalgia. Spesso questa situazione può comportare una vera e propria sciatalgia, talora molto dolorosa. Questi sintomi si attenuano con l'utilizzo di un corsetto elastico (panciera) e poi regrediscono spontaneamente nelle settimane successive al parto.


Pubalgia
In gravidanza, per effetto di una generale lassità dei legamenti, si verifica un rilassamento della sinfisi pubica. Ciò può comportare dolore che si accentua con la deambulazione e con i cambiamenti di posizione. Il disturbo, che si risolve spontaneamente dopo il parto, non deve destare preoccupazione.


Sindrome del tunnel carpale
A causa della ritenzione idrica si può verificare compressione del nervo mediano nel canale del carpo con dolenzia alle mani, sensazione di formicolio e ridotta sensibilità. In genere, questi disturbi regrediscono spontaneamente dopo il parto.

 

Uno dei problemi più sentiti dalla gestante riguarda l'assunzione dei farmaci ed il possibile effetto dannoso che questi potrebbero esercitare sul feto.
Studi epidemiologici hanno evidenziato che il 40-90% circa delle gestanti assume farmaci (vitamine, antibiotici, lassativi, antiemetici, antiacidi, diuretici ed antistaminici). L'incidenza delle anomalie fetali (intese come malformazioni, sindromi genetiche, cromosomopatie, ritardo mentale, etc.) è di circa 5 casi ogni 100 nati. Le cause che determinano queste anomalie sono sconosciute nel 65-70% dei casi, genetiche nel 25-30%, infettive nel 3-5%, da patologie materne preesistenti (diabete, fenilchetonuria) nel 4% e iatrogene (farmaci, radiazioni, sostanze tossiche) solo nell'1% dei casi.

Circa il 40% delle gravidanze insorge senza programmazione, per cui la donna in età fertile deve assumere un farmaco solo se strettamente necessario. In gravidanza è buona norma utilizzare farmaci di provata efficacia, riconosciuti innocui per il feto. Se possibile, bisogna evitare i farmaci di nuova immissione in commercio poiché spesso non esistono studi sufficienti che ne comprovino l'innocuità per il feto. La terapia con un farmaco potenzialmente dannoso per il feto deve essere sospesa non appena si diagnostica la gravidanza. Se non è possibile programmare la gravidanza oppure in caso di malattie che richiedono una terapia cronica (ad esempio l'epilessia, l'ipertensione arteriosa, l'ipertiroidismo etc.) il medico deve scegliere il farmaco meno rischioso per il feto.

Se la gestante ha assunto un farmaco potenzialmente dannoso per il feto è importante valutare il periodo di assunzione del prodotto in relazione al concepimento, il tempo di esposizione ed il dosaggio. Fortunatamente sono pochi i farmaci teratogeni, quelli cioè con sicuro effetto nocivo che aumentano il rischio di malformazioni embrio-fetali. In caso di assunzione di farmaci nel periodo del concepimento dovete rivolgervi allo specialista ginecologo o genetista oppure telefonare a uno dei centri di informazione, indicando con precisione il nome del farmaco utilizzato ed in quale periodo della gravidanza è avvenuta l'esposizione.  Vi ricordo che i periodi della vita prenatale sono:

  • periodopre-embrionale (fino al 32° giorno dall'ultima mestruazione). In questa fase qualsiasi agente teratogeno ha un effetto "tutto o nulla", cioè determina un aborto spontaneo precoce oppure non causa alcun danno.
  • periodo embrionale (dal 32° al 70° giorno). Questo è il periodo più pericoloso in quanto farmaci teratogeni possono indurre malformazioni degli organi.
  • periodo fetale (dal 70° giorno fino al giorno al parto). In questa fase la maggior parte dei farmaci non determina danni, oppure dà effetti collaterali transitori.


Alcune regole fondamentali in gravidanza

  • Non assumere farmaci se non è necessario. 
  • La malattia materna che richiede l'assunzione di un farmaco è quasi sempre più pericolosa del farmaco stesso.
  • Quando desiderate una gravidanza cercate di effettuare un'eventuale terapia medica nella prima fase del ciclo, entro il 14° giorno dall'ultima mestruazione, cioè prima del periodo del concepimento.
  • Se avete un ritardo mestruale o il test di gravidanza è positivo, sospendete immediatamente l'assunzione di farmaci potenzialmente teratogeni e consultate il vostro medico.
  • Nelle prime 10 settimane di gravidanza (70° giorno dall'ultima mestruazione) cercate di evitare l'assunzione di ogni farmaco. In questo periodo avviene la formazione degli organi.
  • I farmaci che si usano comunemente per il mal di testa, per la febbre, per le allergie non hanno effetti negativi dimostrati. Pertanto, l'assunzione occasionale nelle prime fasi di gravidanza non presenta problemi.
  • Se siete affette da malattie che vi obbligano a terapie croniche (ipertiroidismo, ipotiroidismo, diabete, ipertensione arteriosa, epilessia, sindrome depressiva etc.), parlatene con il ginecologo prima di intraprendere una gravidanza. Alcune terapie dovranno essere sospese o modificate prima della gravidanza.
  • Cercate di non rimanere incinta in concomitanza di viaggi che vi obbligano ad eseguire vaccinazioni o profilassi contro malattie esotiche.
  • Se state utilizzando una terapia con farmaci potenzialmente teratogeni (ad esempio l'acido retinoico per l'acne), usate un metodo contraccettivo adeguato.
  •  

    Ogni parto e ogni travaglio seguono un loro corso e non esiste una tabella di marcia valida per tutte le donne. Alcuni segnali, dalle fitte alle contrazioni, indicano l'inizio delle doglie, ma vanno però distinti dai falsi allarmi. In particolare, a trarre in inganno la futura mamma possono essere le cosiddette false contrazioni. Riconoscerle aiuta la donna a non mettersi in ansia e ad aspettare quelle vere con tranquillità. Non esistono regole fisse che preannuncino l'inizio del travaglio. Ci sono tuttavia alcuni segnali che possono indicare che il bimbo nascerà presto:

    - La perdita del tappo mucoso non provoca dolore e perciò può passare inosservata. Il tappo mucoso è costituito dal muco che fino a quel momento chiudeva il collo dell'utero isolando la cavità uterina dall'ambiente esterno. Si tratta di una perdita di consistenza gelatinosa (più densa delle perdite vaginali che compaiono in gravidanza) e può essere striata di rosa o di rosso. La presenza di gocce di sangue è dovuta alla rottura dei vasi capillari che si verifica quando l'utero comincia a dilatarsi.

    - La comparsa di doloretti simili a quelli mestruali che coinvolgono anche la parte bassa della schiena: è probabile che il travaglio abbia inizio nel giro di qualche giorno.

    - Le contrazioni preparanti (contrazioni di Braxton-Hicks) compaiono a intervalli irregolari ed in genere non sono ravvicinate tra loro (in alcuni casi, però, possono presentarsi anche a intervalli di 5-10 minuti) e possono cessare all'improvviso. Si tratta di una fase preparatoria, molto utile prima del travaglio, che può durare in alcuni casi anche qualche giorno.

    - Le contrazioni del travaglio di parto si susseguono a intervalli regolari di tempo, all'inizio ogni 10 minuti circa, poi con frequenza sempre più ravvicinata ed intensità crescente. Diventano progressivamente sempre più dolorose, a differenza delle contrazioni preparanti. Il passaggio dall'attività preparante al travaglio di parto non è sempre netto. Le contrazioni del travaglio possono essere facilmente riconosciute per le loro particolari caratteristiche: una volta iniziate, non si interrompono; hanno pause regolari e sempre più brevi. Un'altra caratteristica che contraddistingue le contrazioni del travaglio di parto è rappresentata dal fatto che il dolore provocato dal continuo e progressivo "stiramento" della muscolatura del collo dell'utero scompare tra una contrazione e l'altra.

    Quando andare in ospedale
    Misurate frequenza e durata delle contrazioni alla loro comparsa, usando un orologio. La frequenza va controllata misurando l'intervallo tra una contrazione e quella successiva. La durata è l'intervallo di tempo che va dall'inizio alla fine di ogni singola contrazione. Nelle fasi iniziali del travaglio la contrazione dura 15-20 secondi. É consigliabile andare in ospedale quando le contrazioni si succedono a circa una distanza di 5-10 minuti e quando hanno una durata di 40-50 secondi circa.

    Le due fasi del travaglio
    La prima parte del travaglio è in genere più lunga, mentre gli ultimi "centimetri" di dilatazione vengono raggiunti rapidamente. Le contrazioni si intensificano con l'approssimarsi della nascita. Quando la dilatazione del collo dell'utero è attorno agli 8-10 centimetri le contrazioni possono essere molto intense e ravvicinate. La fase finale del travaglio ha generalmente una durata variabile, da 30 minuti a due ore, ed è quella la più difficile da sopportare perché le contrazioni sono molto ravvicinate. Quando la dilatazione del collo dell'utero è completa e la circonferenza del collo combacia con la circonferenza della testa del bambino inizia la fase espulsiva, ossia quella delle spinte.

    L'utero si allena
    Talvolta la donna sente l'utero contrarsi già al quinto-sesto mese di gravidanza. All'improvviso, il pancione diventa duro e resta tale per qualche istante. Le contrazioni possono anche ripetersi più volte nell'arco della giornata e la caratteristica che le contraddistingue è che non sono dolorose.

    Prepararsi per tempo
    E' consigliabile preparare la valigia 20 giorni prima della data presunta per non trovarsi poi a dimenticare le cose necessarie.

    Per la mamma: Una camicia di cotone per il parto completamente aperta con bottoni sul davanti e corta in modo da non ostacolare i movimenti. Le maniche devono essere corte sopra il gomito per facilitare l'inserimento di eventuali flebo. Due camicie da notte per la permanenza in ospedale, aperte davanti per permettere l'allattamento. Reggiseni da allattamento. Coppette assorbilatte (dischetti assorbenti usa e getta per la protezione igienica del seno che riparano gli indumenti dalla fuoriuscita di latte). Mutande alte con elastici morbidi al giro gamba per trattenere bene gli assorbenti (in commercio si trovano anche in carta usa e getta o in rete morbida). Assorbenti igienici.

    Per il bebè: l'abbigliamento per il giorno in cui si ritornerà a casa.

    Non indugiate a recarvi in Ospedale se...

    • si rompono le membrane.
    • compaiono perdite di sangue rosso vivo: possono essere dovute ad un distacco di placenta che va affrontato subito.
    • siete in preda all'ansia. Molte gestanti preferiscono trascorrere a casa la maggior parte del travaglio, altre si sentono più sicure in ospedale. L'importante è sentirsi tranquille.

    Qualche consiglio
    Alla comparsa delle contrazioni, per sopportare meglio il dolore o per attenuare l'ansia può essere utile leggere, ascoltare musica, riordinare la casa o farsi massaggiare la schiena dal partner. Può aiutare molto farsi una doccia: il flusso dell'acqua ha un potere antidolorifico. Cercate di non mangiare o limitatevi ad uno spuntino leggero perché durante le fase avanzata del travaglio possono presentarsi nausea e vomito. Inoltre, se dovesse rendersi necessaria l'anestesia è preferibile che lo stomaco sia vuoto.

     

    L'aborto spontaneo è la più frequente complicanza della gravidanza.
    Il rischio che una gravidanza esiti in aborto spontaneo aumenta dopo ogni aborto, anche se circa il 90% delle donne con aborto spontaneo sporadico porta a termine la gravidanza al successivo tentativo. Il rischio di aborto varia dal 14 al 17% dopo il primo insuccesso riproduttivo ed è del 38% dopo due aborti consecutivi.
    Il singolo episodio abortivo è detto "sporadico". Due episodi abortivi sono detti "ripetuti", tre o più "ricorrenti".
    L'aborto spontaneo è definito "pre-embrionale" se avviene entro la 5a settimana di gestazione, "embrionale" se avviene tra la 6a e la 9a settimana e "fetale" se avviene dalla 10a settimana fino a 25 settimane e cinque giorni (180° giorno di amenorrea). L'aborto spontaneo può manifestarsi con perdite ematiche (anomalie dell'ambiente uterino o malattie materne) o con morte del prodotto del concepimento (disordini cromosomici, sindromi genetiche, cause autoimmuni, etc.). La causa di un aborto spontaneo è frequentemente ignota. Elenchiamo di seguito le cause conosciute.

    Cause di aborto sporadico

    • Anomalie morfologiche del prodotto del concepimento
    • Anomalie cromosomiche
    • Disordini ormonali (diabete, malattie della tiroide, insufficienza luteale)
    • Infezioni (sifilide, micoplasma, ureaplasma, etc.)
    • Altre cause (fumo, alcool, droga)

    Cause di aborto ricorrente

    • Alterazioni del prodotto del concepimento (anomalie cromosomiche o genetiche)
    • Fattori ambientali (malformazioni uterine, alterazioni ormonali, infezioni, cause immunologiche e trombofiliche)
    • Fattori inspiegati (non è possibile identificare alcuna causa)

    Le anomalie genetiche sono responsabili del 40% degli aborti. Si può trattare di anomalie cromosomiche dei genitori o del feto o di anomalie genetiche del feto. Le anomalie cromosomiche del prodotto del concepimento sono 5-6 volte più frequenti nelle coppie con aborto ricorrente rispetto alla popolazione generale. I disordini metabolici ed ormonali sono causa del 15% degli aborti. Tra questi l'insufficienza luteale, l'iperincrezione di LH, il diabete mellito, le malattie della tiroide, l'omocistinuria, il morbo di Wilson.

    Le anomalie anatomiche dell'utero (malformazioni uterine, sinechie uterine, fibromi, incontinenza cervico-istmicadeterminano il 14% degli aborti. Questi aborti si verificano nel I trimestre tardivo o nel II trimestre con l'espulsione del feto in seguito al travaglio abortivo. Le infezioni sono causa del 15% degli aborti. Gli agenti patogeni in causa possono essere quelli del complesso TORCH ovvero chlamydia, micoplasma, listeria, borrelia. Le cause autoimmuni sono responsabili del 10% degli aborti. Tra le cause autoimmuni ricordiamo la sindrome da anticorpi antifosfolipidi, l'anemia emolitica autoimmune, la corea gravidica, gli anticorpi antitiroidei.

    Gli stati trombofilici sono causa del 5% degli aborti. Tra questi ricordiamo alcune mutazioni genetiche (Fattore V Leiden, A20210G, MTHFR C677T), il deficit di antitrombina III, di proteina C, di proteina S, il deficit del fattore XII e la resistenza alla proteina C attivata. Infine, le cause alloimmuni (fattori embriotossici e trofoblastotossici, citochineT-helper tipo 1, TNFa, deficit dell'attività dei linfociti NK, incremento numerico dei linfociti NK, etc.) determinano l'1% degli aborti.

    Iter diagnostico in caso di aborto ricorrente

    Anamnesi clinica della paziente

    • Cariotipo della coppia e consulenza genetica
    • Ecografia pelvica
    • Isteroscopia o isterosalpingografia
    • Ricerca di agenti patogeni TORCH e non TORCH
    • Esame microbiologico vaginale e cervicale. Coltura endometriale
    • Ricerca anticorpi antifosfolipidi, antinucleo, antiDNA, antimitocondri, etc
    • Test di funzionalità tiroidea
    • Immunoglobuline sieriche, C3, C4, CH50, immunocomplessi circolanti
    • Curva da carico orale per il glucosio
    • Test coagulativi (PT, PTT, antitrombina III, proteina C, proteina S, APC resistance). Ricerca dei genotipi trombofilici
    • Tipizzazione HLA
    • Spermiogramma e spermiocoltura

     

    L'ipertensione in gravidanza è una patologia grave che può essere causa di morte materna, morte intrauterina del feto, morbilità e mortalità neonatale.
    Le gravide ipertese sono maggiormente predisposte a sviluppare il distacco intempestivo di placenta, coagulopatieed insufficienza epatica e renale.
    Gli esiti sono condizionati dalla tempestività dell'intervento medico per cui il riconoscimento precoce della malattia è di grande importanza.

    Definizione
    Si parla di ipertensione in gravidanza quando la pressione massima (sistolica) è uguale o superiore a 140 mmHg e/o la pressione minima (diastolica) è uguale o superiore a 90 mmHg. I riscontri pressori devono essere "stabili", cioè confermati in almeno due misurazioni consecutive ripetute a distanza.

    Classificazione
    L'ipertensione nel corso della gravidanza può essere distinta in:

    • ipertensione cronica (preesistente alla gravidanza)
    • ipertensione gestazionale (riscontrata per la prima volta in gravidanza dopo la 20a settimana di gestazione in donne precedentemente normotese)

    Fattori di rischio
    I fattori di rischio per l'ipertensione in gravidanza sono comuni alla preeclampsia.

    Conseguenze materne, fetali e neonatali
    Le gravide ipertese possono andare incontro al distacco intempestivo di placenta, a coagulopatie, all'insufficienza epatica e renale. Frequentemente si associa riduzione della perfusione uterina (vedi "flussimetria arterie uterine") che si traduce in una riduzione della crescita fetale intrauterina. Vi è aumento della morbilità e mortalità materna, fetale e neonatale. Vi è aumento di parto prematuro e di incidenza di taglio cesareo.

    Controllo e terapia
    Il monitoraggio della pressione arteriosa dovrà essere eseguito quotidianamente. La paziente dovrà evitare l'eccessivo incremento ponderale facendo attenzione all'assunzione di cibi salati.Gli esami del sangue e dell'urina dovranno essere eseguiti frequentemente, così come i controlli ecografici e flussimetrici. La terapia si avvale di farmaci antiipertensivi ritenuti di impiego sicuro in gravidanza.

     

    Per le donne in "dolce attesa" il motto: "devi mangiare per due" è ancora una regola. In realtà, ogni futura mamma deve nutrirsi in modo da mantenere se stessa in buona salute e da consentire ai tessuti fetali di formarsi e svilupparsi nella maniera migliore. Nel mondo scientifico non vi è pieno accordo sugli schemi dietetici e sull'aumento di peso ideale per una gestante, ma mi permetto di ritenere ancora valido il vecchio assioma: "un chilo al mese". Il massimo incremento di peso consentito è 12-13 Kg con un incremento di 1,5-2 Kg al mese nell'ultimo trimestre.


    "E' importante la valutazione periodica del peso della gestante".
    Rivestono notevole importanza il peso di partenza, il peso ideale e situazioni che predispongono al diabete, all'ipertensione e all'obesità. Senza creare eccessive preoccupazioni in merito, sottolineo solo che l'eccessivo aumento ponderale può essere pericoloso sia per la madre che per il feto, in quanto aumenta il rischio di complicazioni come il diabete e la gestosi e rende più frequenti i parti difficili. Una dieta varia è sempre l'ideale per la futura mamma, fin dall'inizio della gestazione. La dieta deve quindi comprendere carne, pesce, uova, latte e derivati, legumi, cereali, frutta, verdura e condimenti.
    In modica quantità possono essere consumati vino, birra e caffè. Andrebbero evitate tutte le bevande gassate che contengono zucchero e caffeina. E' bene sottolineare la proibizione dei superalcolici. Per prevenire l'infezione da Toxoplasma è opportuno evitare il consumo di carne cruda o poco cotta, di prodotti confezionati con carne cruda (salame, insaccati) ed il consumo di verdure crude non sufficientemente lavate. n conclusione, durante la gravidanza ogni donna deve avere una cura particolare per la propria alimentazione. La dieta deve essere integrata, se necessario, con particolari nutrienti e vitamine e deve sempre escludere l'assunzione di alimenti contaminati o sospetti per evitare infezioni pericolose (epatite, toxoplasma, salmonella).


    Componenti essenziali degli alimenti

    Le proteine
    Sono i componenti fondamentali di tutti gli organismi viventi, ne formano la struttura e provvedono alle loro funzioni. Ogni proteina è formata da aminoacidi. Gli aminoacidi essenziali devono essere introdotti con la dieta in quanto il nostro organismo non è in grado di produrli. Le proteine sono contenute in grande quantità nella carne, nel pesce, nelle uova, nel latte e nei latticini (le proteine animali contengono tutti gli aminoacidi essenziali), nei legumi (contengono solo una parte degli aminoacidi essenziali) e in quantità minore nei vegetali (cereali, verdura, frutta). Per facilitare lo sviluppo fetale si consiglia alla gravida un'assunzione giornaliera di proteine che va da 10 a 30 grammi. La percentuale di proteine costituisce il 20% della quota energetica giornaliera.

    I carboidrati o zuccheri
    Sono la fonte energetica principale del corpo umano. Il fruttosio (contenuto nella frutta), il glucosio (il comune zucchero), il lattosio (contenuto nel latte) ed il maltosio (contenuto nei cereali) sono zuccheri semplici. Gli zuccheri complessi si definiscono polisaccaridi. Il polisaccaride utilizzato dal corpo umano è l'amido, contenuto nei cereali, nei legumi, nei tuberi ed in alcuni ortaggi e frutti. In gravidanza i carboidrati dovrebbero rappresentare il 50-60% della quota energetica giornaliera con il 10% massimo di zuccheri semplici.

    I grassi o lipidi
    Sono le sostanze con maggiore contenuto calorico. I lipidi consentono l'assorbimento di alcune vitamine (A,D,E,K) e forniscono gli acidi grassi essenziali. I grassi possono essere di origine animale o vegetale. Alcuni cibi, come l'olio, il burro, la margarina, sono costituiti quasi essenzialmente da grassi mentre altri cibi ne contengono percentuali considerevoli: il formaggio ne ha il 15-60%, i salumi il 30-40%, la frutta secca il 60%. Per condire sono preferibili i grassi vegetali (olio di oliva) rispetto a quelli animali (burro, panna) perché i primi contengono acidi grassi insaturi e polinsaturi, che riducono la produzione di colesterolo. I grassi dovrebbero rappresentare il 20-25% della quota energetica giornaliera.

    Le vitamine
    Sono sostanze indispensabili per numerose funzioni del corpo. Il nostro organismo non è capace di produrle e pertanto esse devono essere introdotte con gli alimenti. Per evitare carenze vitaminiche in gravidanza è opportuno consumare cibi freschi, verdura e frutta di stagione.
    L'acqua
    E' il costituente essenziale dell'organismo (70% del peso corporeo) e degli alimenti. In gravidanza si consiglia di bere almeno due litri di acqua al giorno, direttamente con le bevande o con i cibi. E' preferibile bere acqua minerale naturale in quanto l'acqua gassata crea distensione dello stomaco e facilita i bruciori.

    Le fibre
    Sono le parti non digeribili dei cibi. Le fibre sono presenti negli alimenti di origine vegetale, soprattutto se integrali. La loro assunzione, in associazione ad un adeguato consumo di acqua, favorisce il senso di sazietà, facilita le funzioni intestinali prevenendo la stipsi, migliora l'equilibrio glicemico, rallenta l'assorbimento di colesterolo e ne favorisce l'eliminazione. Alimenti ricchi di fibre sono i cereali integrali, i legumi, le verdure e la frutta. La quantità da introdurre in gravidanza è di 30 grammi al giorno.

    I minerali
    Si dividono in macrominerali, necessari ogni giorno in quantità superiore a 100 mg (calcio, fosforo, magnesio, sodio) e in oligoelementi, necessari in quantità di pochi milligrammi o addirittura tracce (ferro, fluoro, zinco, manganese, rame, selenio, iodio). Il nostro corpo ha bisogno di diversi minerali per il suo corretto funzionamento.

    Elementi essenziali nella dieta della gestante
    Il ferro è un costituente fondamentale dell'emoglobina, la sostanza che veicola l'ossigeno nel sangue. Esso è contenuto in quantità apprezzabile nella carne, nel rosso d'uovo, nei legumi e nei vegetali a foglie verdi. La vitamina C ed il calcio facilitano l'assorbimento del ferro.

    Il ferro presente nella carne è quello più facilmente assimilabile.

    Il calcio è costituente essenziale delle ossa e dei denti. Il fabbisogno giornaliero di calcio nella gestante è di 1,2 grammi. Esso è contenuto soprattutto nel latte e nei latticini, nelle verdure e legumi.

    Il fluoro, in quantità di 0,25 - 1 mg al giorno previene la carie dentaria della madre e aiuta la formazione dei denti fetali. E' presente in quasi tutte le acque minerali.

    Il magnesio (presente nei cereali integrali, nelle verdure), il potassio ed altri elettroliti regolano le funzioni del sistema nervoso centrale, l'attività del cuore e dei muscoli. La loro assunzione è utile per prevenire i crampi muscolari, le contrazioni uterine e per ridurre il rischio di gestosi.

    L'acido folico (vitamina B9) è contenuto in piccola quantità in numerosi alimenti. Le principali fonti alimentari di vitamina B9 sono il fegato, i fagioli, i cetrioli, le verdure, gli agrumi, il latte ed i latticini, i cereali integrali, il lievito di birra, il tonno ed i germi di grano.

    La vitamina B12 stimola la sintesi proteica ed è contenuta in uova, carne e formaggi.

    La vitamina A è contenuta in verdura, frutta, latte, fegato, uova e carote.

    La vitamina D è utile per lo sviluppo dello scheletro del feto e per l'assorbimento del calcio. E' contenuta in uova, latte, tonno e salmone.

    La vitamina C facilita anche l'assorbimento del ferro. E' contenuta in pomodori, peperoni, insalata, agrumi, kiwi.

    Il fosforo è contenuto in uova, pesci, latte, carni, formaggi.

    La dieta deve essere frazionata in 4-5 piccoli pasti. Il latte è consigliato per le sue proteine ad alto valore biologico, per il calcio, il fosforo, il magnesio, le vitamine A e D. Se il latte non dovesse essere ben tollerato è possibile sostituirlo con lo yogurt. E' preferibile evitare il consumo di carboidrati semplici (zucchero e dolci) prediligendo gli zuccheri complessi quali pasta, pane, patate, legumi. Se ben tollerati, consumate alimenti integrali.

    E' consigliato il consumo di carne, pesce, uova e formaggi. La carne apporta proteine nobili, ferro e vitamine. Preferite le carni magre come il vitello, il manzo magro, il pollo, il tacchino, il coniglio, il cavallo, il maiale magro, cucinate a piacere. Tra i salumi preferite il prosciutto crudo magro e la bresaola. Preferite i pesci magri come la sogliola il merluzzo, il nasello, la trota, il dentice, l'orata cucinati a piacere. Evitate i pesci conservati sott'olio o in salamoia (es. tonno), i molluschi ed i crostacei.

    I pesci, oltre ad essere ricchi di proteine nobili, apportano fosforo, iodio ed acidi grassi poliinsaturi di cui le strutture nervose e visive del bambino abbisognano, particolarmente nel terzo trimestre di gravidanza. Le uova, cucinate senza condimenti (a la coque, in camicia), dovrebbero essere consumate non più di due volte alla settimana. Le uova sono ricche di proteine, vitamine (A,B1,B2) e minerali (ferro, potassio, magnesio). Preferite i formaggi freschi come la mozzarella, la ricotta magra, la crescenza.

    Il formaggio è indispensabile, poichè oltre ad essere ricco di proteine nobili fornisce il calcio necessario all'organismo. Non abusatene perché i formaggi sono ricchi di grassi e di sale.Mangiate ogni giorno verdura cruda o cotta e frutta di stagione che apportano vitamine, sali minerali e fibre. Evitate il consumo di grassi animali (burro, strutto). Come condimento preferite l'olio extravergine d'oliva, l'olio di semi di soia o di mais.

    Limitate l'uso del sale per evitare la ritenzione idrica. Per insaporire le pietanze potete usare spezie, pomodori, aceto, succo di limone.

    In caso di eccessivo aumento di peso eliminate gli alimenti più calorici e meno utili, come i dolci e gli stuzzichini (patatine fritte, pizzette, etc.). Limitate il consumo di pane (massimo 1 panino al giorno), di pasta (non più di 100 grammi al giorno) e di condimenti. Spesso questi piccoli sacrifici sono sufficienti per mantenere il peso nei limiti normali, senza dover ricorrere ad una vera e propria dieta. In caso di diete ipocaloriche è consigliato l'uso di integratori alimentari.

    Se siete vegetariane, il fabbisogno proteico può essere soddisfatto consumando latte, latticini ed uova che contengono tutti gli aminoacidi essenziali. Se non mangiate nemmeno latte, latticini ed uova dovete combinare molto sapientemente vari cibi tra loro per ottenere tutti gli aminoacidi essenziali.

    In gravidanza non è consigliabile seguire una dieta completamente vegetariana: la mancanza di carne potrebbe causare un insufficiente apporto di ferro.


    Esempio di dieta di 1900 calorie

    Colazione

  • latte parzialmente scremato 200 ml (in alternativa 200 grammi di frutta oppure 125 grammi di yogurt e 100 grammi di frutta)
  • 5 grammi di zucchero (in alternativa 5 grammi di miele)
  • 2 fette biscottate (oppure 40 grammi di pane) con 20 grammi di marmellata

    Pranzo

  • pasta o riso 80 grammi (in alternativa 100 grammi di pane o 300 grammi di gnocchi)
  • 100 grammi di legumi (o pomodori)
  • parmigiano 10 grammi
  • carne magra 150 grammi (in alternativa 2 uova o 250 grammi di pesce magro o 100 grammi di formaggio)
  • verdura 200 grammi
  • pane 60 grammi
  • frutta fresca 100 grammi

    Cena

  • carne magra 100 grammi (in alternativa pesce magro 200 grammi o prosciutto 70 grammi o formaggio 50 grammi o 1 uovo)
  • verdura 200 grammi
  • pane 60 grammi
  • frutta fresca 100 grammi

    Per condire si può usare olio di oliva (massimo 40 grammi) o margarina cruda e tutte le spezie e gli odori.

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    4-5 settimane
    È possibile eseguire il test di gravidanza già il primo giorno dopo la mancata mestruazione, utilizzando preferibilmente la prima urina del mattino. Se il test è positivo, raramente si tratta di un errore. Un risultato negativo è meno affidabile. Quindi, in mancanza di mestruazioni, deve essere ripetuto dopo qualche giorno.
    L'embrione a quest'epoca misura circa 5 mm ma il cuore batte già, il cervello inizia a formarsi ed il sesso è determinato.

    6-7 settimane
    Il battito del cuore può essere visto con l'ecografia. Se non si vede non è detto che si tratti di un aborto. La paziente deve essere controllata nuovamente dopo qualche giorno perché la gravidanza potrebbe essere iniziata più tardi rispetto alla data presunta dall'ultima mestruazione.
Alla fine di questo periodo l'embrione è lungo circa 10 mm.


    8-9 settimane
    Conviene eseguire il primo controllo ecografico, se non è stato già effettuato. In questo periodo procede la formazione di occhi, bocca, orecchie, mani e piedi, cuore, polmoni, reni, fegato ed intestino. L'embrione cresce fino a 22 mm.


    10-14 settimane
    Alla 12a settimana il feto è completamente formato e d'ora in avanti dovrà crescere e maturare.
Il bambino si muove ma i suoi movimenti non possono ancora essere avvertiti dalla mamma. Con l'ecografia si può sentire il battito cardiaco: la sua frequenza è di 120-160 battiti al minuto.
Il bimbo raggiunge gli 85 mm e pesa circa 100 grammi. I sintomi fastidiosi della gravidanza (nausea, etc.) possono iniziare a migliorare e diminuisce il rischio di abortire. In quest'epoca si esegue lo studio ecografico della translucenzanucale.


    15-22 settimane
    Il bimbo cresce rapidamente. A 20 settimane la mamma avverte i primi movimenti fetali. A 22 settimane il bimbo pesa circa 500 grammi. Fra la 19a e la 21a settimana si esegue l'ecografia del II trimestre.


    23-30 settimane
    Il bambino deglutisce piccole quantità di liquido amniotico ed urina nel sacco amniotico. Può avere il singhiozzo e si succhia spesso il pollice. Gradisce la musica e può distinguere la luce dal buio. Dopo la 24a settimana il bambino è "vitale", cioè ha probabilità di sopravvivenza in caso di parto prematuro. Alla 30a settimana il bimbo pesa circa 1400 grammi. Le gestanti che lavorano devono redigere il certificato di astensione obbligatoria dal lavoro e farlo firmare dal proprio ginecologo. Se la gravidanza procede senza complicazioni i controlli ostetrici vanno effettuati ogni mese. 


    31-36 settimane
    Il bambino può mettersi già in posizione (a testa in giù). Tuttavia, se fosse in presentazione podalica, potrebbe sempre girarsi entro le ultime settimane di gestazione. È importante controllare che il feto si muova (minimo 10 movimenti dalla mattina alla sera ma solitamente sono molti di più) e che le contrazioni non diventino frequenti o dolorose, né che vi siano perdite di liquido amniotico dalla vagina. Per questo è meglio tenere già preparata la borsa per l'Ospedale (pannoloni, camicia, documento d'identità, esami effettuati).


    37-40 settimane
    All'inizio del nono mese il feto intensifica i movimenti simil-respiratori anche se non c'è aria nei suoi polmoni. Se la testa del bambino scende nella pelvi la pancia della mamma si abbassa. I controlli ostetrici si fanno quindicinali o settimanali. Alla 40a settimana il bambino è lungo circa 50 cm.

     

    Varicella
    La varicella è un'infezione virale. Se contratta nel corso del primo trimestre di gravidanza può determinare un maggior rischio di aborto o di malformazioni fetali. Dal quarto mese di gestazione il feto non subisce danni perché riceve gli anticorpi materni.  Se la donna manifesta la varicella pochi giorni prima del parto, il bambino può nascere sano, ma nei primissimi giorni dopo la nascita può manifestare la malattia anche in forma molto grave.  Prevenzione: la paziente non immune (che non ha avuto la varicella) deve evitare le possibili occasioni di contagio. In caso di varicella contratta in gravidanza è dibattuta l'utilità terapeutica delle immunoglobuline specifiche somministrate entro 72 ore dalla comparsa dell'eruzione cutanea.

    Influenza
    La patologia flogistica delle vie respiratorie (raffreddore, mal di gola, tosse), accompagnata da febbre, viene spesso considerata influenza. La vera influenza è una infezione che può evolvere con complicanze broncopolmonari. Se l'influenza si verifica nel primo trimestre di gravidanza, può comportare un maggior rischio di aborto.

    Morbillo
    Il morbillo è una malattia virale diffusa soprattutto nell'infanzia. Se la gestante si ammala di morbillo nei primi mesi di gravidanza può andare incontro ad aumento del rischio di aborto spontaneo. L'infezione fetale è rara. Se la gestante si ammala nelle ultime 2-3 settimane di gravidanza è possibile che il bambino abbia il morbillo nei primi giorni di vita. La prevenzione consiste nell'evitare i contatti a rischio. In gravidanza non va eseguita la vaccinazione anti-morbillo (vaccino costituito da virus vivi attenuati). Se una gravida non vaccinata si trova esposta al rischio di contagio è bene somministrare anticorpi specifici contro il virus del morbillo.

    Parotite
    La parotite (orecchioni) è una malattia rara nell'età adulta. Se la donna si ammala nel primo trimestre di gravidanza va incontro ad un aumentato rischio di aborto. Non è conosciuta l'entità di rischio di infezione embrio-fetale. La vaccinazione è sconsigliata in gravidanza (vaccino costituito da virus vivi attenuati).

    Rosolia
    La rosolia è una malattia infettiva che di solito si manifesta con sintomi lievi e non comporta danni particolari. La malattia contratta nel primo trimestre di gravidanza può essere responsabile di aborto e di gravi malformazioni fetali. La probabilità di danno fetale è maggiore nelle prime settimane di gravidanza e tende ad esaurirsi oltre le 16-17 settimane.
L'eventuale reinfezione non comporta alcun rischio per il feto. I danni fetali derivanti dalla rosolia comprendono la cataratta, la sordità, le malformazioni cardiache, il ritardo psicomotorio. Prevenzione: è utile accertare in epoca preconcezionale l'immunità nei confronti della rosolia. In assenza di immunità (donna che non ha avuto la rosolia o che non è vaccinata) è opportuno eseguire la vaccinazione prima di intraprendere la gravidanza. La vaccinazione è controindicata in gravidanza ed è bene lasciar passare alcuni mesi tra la vaccinazione e la gravidanza.

    Toxoplasmosi
    Il toxoplasma è un microrganismo appartenente alla categoria dei protozoi. L' uomo può contrarre l'infezione mangiando carni crude o poco cotte, mangiando verdura non lavata accuratamente, avendo contatti con gatti senza le dovute precauzioni igieniche. I gatti, infatti, sono ospiti intermedi del toxoplasma e possono eliminarlo con le feci. Solitamente, la toxoplasmosi contratta fuori dalla gravidanza non comporta danni di rilievo e può manifestarsi con sintomatologia lieve (febbricola, stato simil-influenzale) o assente. Se contratta in gravidanza può avere gravi ripercussioni sul benessere fetale.
In caso di toxoplasmosi materna la probabilità che il feto contragga l'infezione cresce con il progredire dell'epoca di gravidanza. Va precisato che in caso di infezione fetale i danni sono maggiori nel primo trimestre e progressivamente minori con il progredire della gravidanza. Considerata la scarsa sintomatologia della toxoplasmosi, gli esami di laboratorio eseguiti all'inizio di gravidanza (TORCH) hanno notevole importanza per la diagnosi. In caso di paziente immune (che ha già anticorpi) non vi sono problemi nel corso della gravidanza e quindi non sarà più necessario controllare gli esami. In caso di gestante non immune, sarà importante evitare occasioni di infezione e monitorare mensilmente le IgM antitoxoplasma. Prevenzione: evitare carni crude o poco cotte (compreso salumi ed insaccati), lavare accuratamente le verdure, lavare sempre accuratamente le mani prima di mangiare, prima di preparare gli alimenti e dopo aver avuto contatti con gatti, indossare i guanti per lavorare il terreno (ad esempio per praticare il giardinaggio). In caso di infezione in gravidanza, la diagnosi tempestiva ed il trattamento antibiotico riducono il rischio di danno fetale.

    Citomegalovirus
    Le infezioni da citomegalovirus (CMV) sono diffuse e quasi sempre prive di sintomi. Le persone infettate eliminano per lungo tempo il virus con la saliva e con le urine. Il virus può anche essere presente nelle feci, liquido seminale e secrezioni vaginali.L' infezione materno-fetale può avvenire soprattutto in caso di prima infezione (donna che viene a contatto per la prima volta con il virus); è anche possibile in caso di reinfezione, seppure con minore probabilità.  L' infezione fetale da citomegalovirus non è solitamente causa di aborto o di malformazioni, ma può comportare una malattia a carico degli organi fetali (ritardo di accrescimento intrauterino del feto, sofferenza epatica, microcefalia). Nei casi più gravi i bambini che contraggono effettivamente la malattia dalla madre possono morire a pochi mesi dalla nascita o riportare danni permanenti di variabile entità. Prevenzione: limitata.

     

    La gravidanza è un evento fisiologico. In condizioni di normalità la vita della gestante può continuare quasi immutata, attuando solo qualche piccola attenzione. Questi sono alcuni consigli che ritengo possano essere utili:


    L'igiene personale
    In gravidanza la pelle è più sensibile alle irritazioni ed è più facile che insorga prurito. Per questo motivo è consigliabile usare sempre detergenti delicati. E' preferibile la doccia al bagno e l'acqua non deve essere troppo calda per evitare cali di pressione. E' più frequente l'insorgenza di infiammazioni dei genitali ed è utile usare detergenti non aggressivi che non alterino il pH della pelle.
L'igiene dei denti deve essere accurata, perché in questo periodo le gengive sono maggiormente esposte all'aggressione dei batteri. E' consigliabile fare un controllo dal dentista e lavarsi i denti accuratamente dopo ogni pasto, usando anche il filo interdentale. Può essere utile l'uso di un collutorio.


    I rapporti sessuali
    I rapporti sessuali non sono controindicati durante la gravidanza, tranne in caso di complicazioni quali minaccia d'aborto, placenta previa o minaccia di parto prematuro. La gravidanza comporta alcune modifiche sia nella donna (aumento della libido) che nell'uomo (paura di far del male al bimbo). Bisogna accettare questi cambiamenti e quanto ne deriva senza colpevolizzarsi: si tratta di una fase transitoria che richiede solo molta serenità.


    Il fumo
    Il fumo è dannoso per la salute della gestante. In gravidanza è opportuno smettere di fumare o quanto meno ridurre moltissimo il numero delle sigarette (non più di 3 - 4 al giorno). E' dimostrato che i neonati di donne fumatrici hanno alla nascita un peso inferiore rispetto a quelli di gestanti non fumatrici.


    L'alcool
    Un consumo rilevante di alcolici, soprattutto in fase embrionale, può causare danni che coinvolgono vari organi e apparati fetali (la fetopatiaalcoolica). E' consentito un consumo moderato, che non superi un bicchiere di vino o di birra al giorno. 


    L'attività fisica
    Se non ci sono complicazioni, l'attività fisica in gravidanza è salutare in quanto conserva un buon tono muscolare, attiva la motilità intestinale, aiuta a non ingrassare ed a mantenere il buon umore. Camminare è la cosa più semplice che si può fare; cercate di camminare almeno mezz'ora tutti i giorni, possibilmente in zone con poco traffico. Non sono consigliati invece gli sport che comportino corsa (atletica, basket), saltelli (aerobica), traumatismi (equitazione, sci) o sforzi eccessivi (body building). In molte palestre vengono offerti corsi di ginnastica pre-parto che comprendono esercizi per la colonna vertebrale, per i muscoli addominali e per favorire il rilassamento. Lo stretching consente un'attivazione muscolare consona alle esigenze della gestante. 
Il nuoto è adatto alle gestanti e può essere praticato fino al termine della gravidanza. Sono utili e piacevoli i corsi di ginnastica in piscina (acquagym). La bicicletta è indicata; l'ideale è andare in un parco dove l'aria è migliore.


    Il lavoro
    La gravidanza non è una malattia. La gestante che svolga un lavoro fisicamente non impegnativo e che non presenti situazioni patologiche (minaccia di aborto, perdite ematiche, contrazioni) può continuare a lavorare fino all'epoca di astensione obbligatoria. E' consigliabile, comunque, fare almeno due ore di riposo pomeridiano. L'unica regola fondamentale è quella di smettere di lavorare appena vi sentite stanche.

     

    Vi sono diverse condizioni che aumentano il rischio di parto prematuro:

    Diabete
    Il diabete determina rischio di parto prematuro se compare all'improvviso, verso il termine della gravidanza o se si verificano impennate dei valori glicemici difficili da controllare.

    Gravidanza gemellare
    Quando la gravidanza è gemellare ed i feti si sviluppano in modo regolare, l'utero aumenta di molto il suo volume. La maggiore distensione delle pareti uterine può determinare l'insorgenza del travaglio pretermine. Per questo motivo, nelle gravidanze gemellari, è importante sottoporsi a frequenti controlli ostetrici e restare il più possibile a riposo.

    Polidramnios
    L'aumento eccessivo del liquido amniotico (polidramnios) determina una maggiore distensione dell'utero che può avviare il travaglio.

    Malattie infettive
    Se la mamma contrae una malattia infettiva è possibile che venga compromesso il buon funzionamento della placenta (l'organo che porta al feto l'ossigeno ed il nutrimento) e che si verifichi un parto prematuro.

    Infezioni vaginali
    Un'infezione vaginale può estendersi alla cavità uterina indebolendo le membrane del sacco amniotico e provocandone la rottura. La brusca perdita di liquido amniotico avvia le contrazioni.

    Placenta previa
    In circa una gravidanza su 200 l'embrione si annida nella parte più bassa dell'utero. Di conseguenza, anche la placenta si sviluppa davanti all'orificio interno del collo dell'utero (placenta previa).

    Malformazioni uterine
    Nelle malformazioni dell'utero non si verifica una sufficiente distensione della cavità uterina che può determinare l'insorgenza di parto prematuro.

    Incontinenza cervico-istmica
    Si parla di incontinenza cervico-istmica quando il collo dell'utero tende a dilatarsi in epoca molto precoce di gravidanza, determinando l'aborto o il parto prematuro. L'incontinenza cervico-istmica può avere natura congenita o essere dovuta ad interventi sul collo dell'utero. Il problema è talvolta correggibile con il riposo a letto e con il cerchiaggio cervicale. Quest'ultimo intervento si esegue generalmente tra la dodicesima e la ventesima settimana di gestazione. C'è molto disaccordo tra i ginecologi sulla reale utilità del cerchiaggio cervicale nella prevenzione del parto prematuro.

    Fibromi
    Il fibroma uterino è un tumore benigno la cui frequenza aumenta con l'età (a 30 anni colpisce il 20% delle donne e a 40 circa il 40%). Durante la gestazione, a causa dell'azione ormonale, i fibromi aumentano di dimensione e possono essere causa di parto prematuro.

    Età materna
    Il parto prematuro è più frequente nelle mamme molto giovani (meno di 20 anni) ed in quelle più mature (più di 38 anni).
    Se identificato tempestivamente, il travaglio di parto prematuro può essere sedato attraverso la somministrazione di farmaci tocolitici, che rilassano la muscolatura uterina ed arrestano le contrazioni. I cortisonici vengono somministrati per favorire la maturità polmonare fetale in caso di travaglio prematuro insorto prima della 34a settimana di gestazione.

    Quando andare in Ospedale

    Contrazioni: Avvertire contrazioni non dolorose nel corso del terzo trimestre di gravidanza è perfettamente normale. La presenza di contrazioni deve essere comunque segnalata al ginecologo: se le contrazioni sono dolorose e cadenzate potrebbero indicare un travaglio di parto prematuro. In questo caso è necessario recarsi subito in ospedale.

    Perdite di sangue: In caso di perdite ematiche dai genitali è necessario recarsi al Pronto Soccorso. Una perdita di sangue dai genitali nel corso del terzo trimestre può essere un dato di scarso significato patologico essendo dovuta spesso alla rottura di un capillare del collo dell'utero ovvero alla dilatazione del collo in presenza di contrazioni. Potrebbe però trattarsi di un distacco di placenta, condizione gravissima e dalle conseguenze talvolta disastrose per la madre ed il feto. E' quindi necessario recarsi sempre al Pronto Soccorso in caso di perdite di sangue dai genitali, soprattutto se queste si accompagnano a contrazione uterina dolorosa.

    Perdite chiare: la perdita di liquido dalla vagina può indicare la rottura delle membrane e l'eventuale inizio di un travaglio di parto prematuro. Anche in questo caso è necessario recarsi subito in ospedale.

    Come ridurre il rischio di parto prematuro
    Per prevenire il parto prematuro bisogna sottoporsi ai periodici controlli ostetrici. È importante riferire sempre se si avvertono contrazioni, anche non dolorose, e con quale frequenza. Informate il medico di eventuali episodi di febbre, di perdite vaginali diverse dal solito o irritazione e prurito. Il riposo è necessario solo se lo ordina il medico. In genere è sufficiente condurre una vita regolata, senza esagerare o stancarsi troppo, specialmente durante il terzo trimestre.

     

    Prevenzione del mal di schiena
    Il letto deve avere un fondo sufficientemente rigido.
    Calzate scarpe a pianta larga e tacco basso.
    Quando vi sedete non incurvate la schiena ma poggiatela allo schienale.
    Per raccogliere qualcosa piegatevi sulle ginocchia, non incurvate la schiena.

    Prevenzione della stitichezza
    Masticate a lungo gli alimenti.
Bevete almeno due litri di acqua al giorno. Preferite cereali, cibi integrali (pane nero, crusca, etc.) e verdure cotte. Mangiate soprattutto a colazione e pranzo, mantenendo leggera la cena. 
Mangiate la frutta tra un pasto e l'altro piuttosto che alla fine dei pasti.
Se avvertite lo stimolo alla defecazione non ritardate l'evacuazione.
Dedicate tempo ad una attività fisica moderata ma costante.

    Prevenzione degli svenimenti
    Assicuratevi di introdurre liquidi, vitamine e sali minerali in misura adeguata. Alzatevi lentamente dalle posizioni seduta e sdraiata. 
In caso di vertigine coricatevi immediatamente su un fianco.

    Prevenzione di varici ed emorroidi
    Riposatevi con gli arti inferiori innalzati rispetto al corpo. Indossate calze elastiche contentive. Cercate di regolarizzare l'alvo con una dieta ricca di scorie e di liquidi.
Evitate di restare a lungo in piedi. Dormite con le gambe sollevate alzando i piedi del letto. Cercate di contenere l'aumento del peso corporeo.

    Prevenzione del sonno disturbato
    Bevete una bevanda calda (latte o tisana) prima di coricarvi. Ascoltate una musica rilassante. Dormite sul fianco, con un cuscino fra le gambe ed uno sotto la pancia.

     

    La gravidanza gemellare è un evento che si verifica 1 volta ogni 80 gravidanze. Le gravidanze plurime (trigemine, tetragemine, pentagemine etc.) spontanee sono rarissime ma recentemente, per il sempre maggior ricorso alle tecniche di fecondazione assistita, si è osservato un incremento del numero di gestazioni plurigemellari. I gemelli sono distinti in monozigoti e dizigoti. I gemelli monozigoti sono detti anche "gemelli identici". Essi derivano dalla divisione di un singolo zigote (cellula uovo fecondata) che dà vita a due feti uguali per corredo cromosomico, sesso ed aspetto. La gemellarità monozigotica si verifica in 1/3 dei casi.

    Le gravidanze gemellari monozigotiche possono essere:

    • bicorialibiamniotiche (30% delle gravidanze monozigotiche). In questo caso i feti saranno identici ma avranno ognuno la propria placenta ed il proprio sacco amniotico.
    • monocorialibiamniotiche (69% delle gravidanze monozigotiche). In questo caso sarà presente una singola placenta e due sacchi amniotici.
    • monocorialimonoamniotiche (1%). In questo caso ci sarà una sola placenta ed un solo sacco.

    I gemelli monozigoti presentano un maggior rischio di malformazioni. Inoltre, in caso di placentazione monocoriale (una sola placenta) vi è il rischio che i feti possano crescere ed essere ossigenati diversamente (sindrome trasfuso-trasfusore). I gemelli congiunti (o siamesi) costituiscono una malformazione che può riguardare esclusivamente i gemelli monocoriali monoamniotici.

    I gemelli dizigoti (o polizigoti) derivano da una doppia (o multipla) ovulazione con successiva duplice fecondazione. I gemelli dizigoti sono i cosidetti "fratelli gemelli" e sono sempre bicoriali, cioè hanno sempre una placenta ed un sacco amniotico distinto. Questi gemelli potranno essere di sesso uguale o diverso ma avranno sempre un corredo cromosomico diverso, saranno somiglianti come due fratelli e, come già detto, avranno ognuno la propria placenta ed il proprio sacco amniotico. Questo tipo di gemellarità si verifica nei 2/3 dei casi.

    Nei gemelli dizigoti il rischio di malformazioni fetali è sovrapponibile a quello delle gravidanze singole ed il rischio di sindrome trasfuso-trasfusore è bassissimo. Le gravidanze multifetali sono quasi sempre plurizigoti.
E' importante conoscere precocemente lo stato di gravidanza gemellare ed il tipo di gemellarità per indicare alla gestante quali complicazioni potrà incontrare durante la gravidanza. Con l'ecografia è possibile individuare precocemente (6a-7a settimana) solo le gravidanze bicorialibiamniotiche. Le gravidanze monocoriali possono essere scoperte anche in una fase di gestazione successiva.

    Il sospetto di gemellarità può essere posto per:

    • un valore di beta-HCGsierica molto più elevato rispetto all'epoca;
    • disturbi del primo trimestre di gravidanza (nausea e vomito) più intensi;
    • riscontro clinico di un utero di dimensioni maggiori rispetto a quelle di una gravidanza singola alla stessa epoca di gestazione.

    Proseguendo nella gestazione, proprio le maggiori dimensioni dell'utero accentueranno i disagi tipici, come lo stimolo a urinare, la spossatezza, il senso di pesantezza alle gambe (con maggior rischio di vene varicose), la dispnea. Anche l'insonnia è sovente compagna della futura mamma di gemelli, soprattutto alla fine della gravidanza. Il consiglio di dormire sdraiate sul fianco, utilizzando piccoli cuscini per sostenere il peso del pancione è una buona ancora di salvezza. Dal punto di vista estetico, va posta maggior cura alla possibilità di smagliature, dovute a una maggiore dilatazione dei tessuti.

    Il monitoraggio della gravidanza gemellare

    I controlli ematochimici devono essere più frequenti per verificare che tutti i parametri si mantengano normali. E' importante controllare spesso la pressione arteriosa ed il peso corporeo e praticare l'esame dell'urina per individuare tempestivamente l'insorgenza della gestosi. Questa può complicare frequentemente la gravidanza gemellare. Il ginecologo valuterà con attenzione se il collo dell'utero della mamma è abbastanza forte da reggere il peso della doppia gravidanza. Anche gli sport dovranno essere praticati con cautela, preferendo le passeggiate ed il nuoto (anche in piscina).

    Rispetto alla gravidanza singola in quella gemellare c'è maggiore rischio di:

    • malformazioni fetali (eseguite ecografie accurate iniziando dal terzo mese di gestazione)
    • gestosi (controllate quotidianamente la pressione arteriosa e con cadenza quindicinale l'esame di urina)
    • parto prematuro (riposo ed eventuale assunzione di farmaci per diminuire le contrazioni uterine)
    • taglio cesareo (rappresenta al momento la metodica più utilizzata per l'espletamento del parto se i gemelli non si trovano entrambi in presentazione cefalica).

     

    La prima visita in gravidanza è di solito la più lunga e sarebbe auspicabile la presenza anche del futuro papà. Le visite successive hanno cadenza mensile fino alla 30a settimana, poi trisettimanale (30a - 36a settimana) e settimanale (37a - 39a settimana). Le visite potranno essere più frequenti in prossimità del parto. In occasione della visita vengono rilevati:

    • dati anamnestici
    • pressione arteriosa
    • peso corporeo
    • condizioni del collo dell'utero
    • battito cardiaco fetale (dopo una data epoca)
    • presentazione del feto (ultimi due mesi)
    • ogni altro segno o sintomo (edemi, varici, perdite, contrazioni, etc.).

     

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